martedì 17 maggio 2016

UN INSOLITO MA AMMALIANTE CANTO IPNOTICO RIVELA LA PRESENZA DELLA SIRENA PARTHENOPE PER LE VIE DELLA CITTA'.


L'ARCO DA VIOLONCELLO DEL MAESTRO DI SEGA PIETRO FESTA SCORRE VELOCE E DECISO SU UNA LAMA DI ACCIAIO ARMONICO CHE ALTRO NON E' CHE UNA SEGA DA FALEGNAME.
Di Antonio Tortora

Il Maestro di sega Pietro Festa mentre suona in P.zza San Domenico Maggiore (Foto di Antonio Tortora)


Il geniale Busker partenopeo Pietro Festa ha eletto, come location artistica e laboratorio privilegiato, le vie di una Napoli che mai smetterà di stupire nè il residente nè lo straniero fino a
quando sarà in grado di ispirare note, musica e canto. Il Maestro, geniale e ingegnoso come pochi, fa parte di una ristretta cerchia di persone definibili "strange music Heroes" ovvero di soggetti che hanno voluto reinventare, o riprendere, forme e contenuti musicali inusuali e fuori dal comune al fine di conseguire in maniera perfetta e senza compromessi la propria innata passione per una forma d'arte, la musica, che da sempre caratterizza una delle massime forme di espressione. Con ogni probabilità non saranno più di 25 i suonatori di sega che si aggirano per l'Italia ma il modo in cui Pietro Festa suona lo rende padrone assoluto di sonorità, a tratti ipnotiche, che sono destinate a provocare meraviglia e incanto. Forse la sua inconsapevole Musa ispiratrice é, come sempre accade alle nostre latitudini, la Sirena Parthenope che talvolta viene rappresentata, sin dagli antichi miti greci, con altre Sirene o Muse che suonano la Lyra strumento a corda inventato da Hermes manipolando un carapace di tartaruga e l'aulos, strumento a fiato a doppia ancia antesignano dell'oboe. A noi piace pensare che questi arcaici suoni vengano riprodotti con sonorità variabili, dalla maestria di questo busker che, decisamente sa il fatto suo e continua a incantare gli spettatori che, curiosi e affascinati, affollano le sue performance. Ma il menestrello Pietro non si accontenta unicamente di suonare lo strumento che tanto intriga anche il passante più distratto e precipitoso bensì ha trasformato questa forma d'arte estemporanea, inventata da boscaioli, taglialegna e segantini  franco-canadesi di St.Cluods nel Maine presso il lago di Moosehead chiamati anche "Frenchmen of Maine", in una vera e propria filosofia di vita oltre che in ricerca storiografica.


                                          Tratto dal canale You Tube di Alessandra Alessandrina

L'artista di strada, definizione che non sminuisce minimamente le sue doti innate e la sua bravura, sostiene che doveva intraprendere questa strada "per rendere onore alla vita che stavo vivendo" dopo "essermi reso conto che gran parte di noi si era completamente dimenticato del suo vero significato". In ciò rinveniamo quella profonda capacità di analisi e di maturità di un ex cuoco che poco più che ventenne ha avuto l'ardire di porsi quesiti essenziali e fondamentali che ben pochi si pongono in epoca contemporanea. Forse una delle poche persone che è certa di aver trovato quello che cercava in un mare magnum di suggestioni dove è difficile trovare il filo d'Arianna della propria vita; il tutto in una chiave di operatività e di azione decisa nei confronti della vita dal momento in cui afferma "il vero successo consiste nel far succedere". Questa affermazione ci richiama alla mente un semplice ma significativo concetto da sempre espresso da un nostro carissimo amico, arrotino e coltellinaio molisano Michele Caruso che con ingenuità serafica sempre enuncia: "l'unica cosa che veramente conta è ciò che accade il resto non signidica nulla". Ed è infine accaduto. Abbiamo ascoltato e abbiamo anche compreso, tanto per richiamare la ricerca storiografica di cui il busker partenopeo si è reso protagonista, che in una canzone degli anni '20 "Notti napoletane" si rinvengono alcune note suonate con la sega; inoltre lo stesso grande percussionista Gegè Di Giacomo suonando il brano "Maruzzella" di Renato Carosone ha utilizzato, da vero pioniere, tale strumento per rilasciare quelle suggestioni che tutti conosciamo. Tutte le strade musicali e non solo collegate alla musica portano a Napoli e tale ricerca è davvero meritoria, laddove confermata nei suoi contenuti essenziali.
Nel suggestivo video che qui proponiamo, realizzato dai bravissimi Alessandra Coppola e Luca Leone è contenuta una dedica che appare ideale per chiudere questo breve excursus su Pietro Festa: "A coloro che sentono di avere una vocazione o una chiamata per la musica, ma non hanno idea di come iniziare".



Il Maestro di sega Pietro Festa (Foto di Antonio Tortora)










Il Maesto di sega Pietro Festa (Foto di Antonio Tortora)




giovedì 5 maggio 2016

L'ARTISTA LAURA NIOLA AL CASTEL DELL' OVO CON LA MOSTRA "SEMENZE": UNO SPETTACOLARE SUCCESSO.


Mostra "SEMENZE" di Laura Niola al Castel dell'Ovo nella evocativa Sala delle Carceri fino al 14 maggio 2016. Dai semi che fiancheggiano il suggestivo tunnel che conduce nel Sancta Sanctorum del Castello alle tavolette di cemento che racchiudono lo scibile umano con immagini geometriche, figure antropomorfe, simboli archetipici e formule matematiche.
di Antonio Tortora



Normanna d'origine, giuglianese d'adozione, Laura Niola non ha mai abbandonato la sua terra e ha sempre voluto, caparbiamente, rintracciare e far rivivere le sua discendenza biologica e antropologica. Per farlo ha scelto l'arte figurativa come strumento di ricerca introspettiva per guardarsi dentro, come strumento di comunicazione per diventare responsabilmente partecipe del mondo in cui vive, come metodo per rappresentare il suo vissuto e la sua evoluzione spirituale. Per questa ragione il disegno, la pittura, la scultura, la grafica e le arti plastiche talvolta tridimensionali hanno rappresentato e ancora rappresentano, per Laura le modalità necessarie, possibili e contingenti con cui rimodulare e riorganizzare le conoscenze accumulate e metabolizzate nell'arco degli anni. 


Laura Niola - Foto tratta da Teleclubitalia.it

In effetti incamminandosi nell'ampio tunnel tufaceo che conduce nel Carcere della Regina Giovanna, altrimenti detto "Sala delle Prigioni", si percepisce quell'alone di mistero tipico del luogo che, in epoca normanna, venne utilizzato per custodire documenti, tesori e perfino l'Archivio Segreto dello Stato. Qui una scia di semi vegetali, fiocamente illuminati, accompagna il visitatore nell'ampia cavità fortificata da cui corridoi bui si irradiano  verso spoglie finestre che affacciano ad est e ovest dell'imponente Castello. L'artista con questa ingegnosa trovata ha voluto, a nostro avviso, presentarsi in maniera graduale svelando il suo intento di riportare l'ospite in un centro immaginario da cui la sapienza umana parte irradiandondosi nello spazio e nel tempo attraverso correnti energetiche di cui il Castello stesso è sede permanente e verso cui, parimenti, la stessa sapienza umana ritorna sotto forma di mirabile sintesi e compendio. Ed ecco infine, ma anche il simbolico inizio, le tavolette di cemento disposte sul pavimento, affiancate in una geometria visionaria che la matura performer Laura Niola ha voluto confidare all'osservatore in un atto di estrema intimità. L'acrilico dei colori risalta e appena luccica lentamente spegnendosi, grazie a sapienti giochi di luce, sulle coordinate spaziali di 50 x 25 cm per le più piccole nonchè di 1x1.30 mt per le più grandi in numero di 10. C'è da sbizzarrirsi e ogni osservatore sia pur casuale diventa, in men che non si dica, acuto scrutatore, solerte indagatore, cercatore di ricordi; d'impatto la mente pesca negli archetipi, nei modelli originari, nei prototipi e nei primi modelli troppo spesso dimenticati a causa dell'artificiale distrazione e dell'eccessiva velocità dell'epoca contemporanea, altresì a causa del bombardamento di un'informazione sempre più svuotata di significati e sensazionalista. Colei che espone sa benissimo che le opportunità di riflessione sono davvero poche e miserevoli pertanto non si stanca di sollecitare la ricerca di significati, il loro ricordo e suggerisce, con grazia ma con decisione, di riappropriarsi dei contenuti di quel fuoco che cova, da sempre, sotto le ceneri di un mondo alla deriva. C'è, in tutto questo, ottimismo non di maniera, volontà contrapposta alla stanchezza, speranza come leva vantaggiosa per aprirsi al mondo arcaico che immanentemente costituisce la base del presente e della modernità anche se sconosciuto ai più e troppo spesso volutamente dimenticato.



Semenze Foto tratta da Twitter Anna Russo




Pare incredibile eppure l'ispirazione che ha maggiormente spinto Laura Niola a voler realizzare questa rappresentazione artistica "orizzontale" è derivata dalla lettura di un saggio scritto verso la fine degli anni '90 dallo statunitense di Harvard Michael Guillen "Bridge to Infinity: the Human Side of Mathematics ad Five Equations that Changed the World: the Power and Poetry of Mathematics". Uno strano ma geniale autore convinto che la matematica sia un linguaggio poetico attraverso cui poter spiegare,  e dunque alla portata di tutti, le 5 equazioni fondamentali elaborate da Isaac Newton, Daniel Bernoulli, Michael Faraday, Rudolf Clausius e Albert Einstein; si tratta dunque dell'interazione gravitazionale, della meccanica dei fluidi, dell'effetto magneto-ottico di Faraday, del disordine presente in ogni sistema fisico ovvero l'entropìa ed infine la curvatura dello spazio-tempo ovvero la relatività generale. Tutti concetti tosti ma efficaci a tal punto da convincere la coraggiosa Artista normanna (di Aversa) a cercare, ripercorre e riproporre i simboli antichi mischiandoli sapientemente alle 5 equazioni fondamentali che regolano il mondo sensibile e materiale. A questo punto i simboli, i caratteri e le figure fosfeniche delle primitive popolazioni, soprattutto dei nativi americani, cui a piene mani Laura attinge, si mescolano alle formule matematiche, chimiche e fisiche in una magica spirale di conoscenze che da sciamani, curanderi, sacerdoti e antichi capi spirituali si intreccia, come elemento archetipico, con le moderne scienze e i disciplinati saperi della contemporaneità. "Conoscenza e scienza = consapevolezza" ci pare di poter azzardare e di questa consapevolezza riflessiva si fa portatrice l'artista che, essendo vissuta in ambiente rurale, conserva con fierezza e determinazione i valori che, d'altra parte, si ritrovano a tutte le latitudini sul nostro pianeta. L'invito è chiaro "le leggi che da sempre regolano la vita sulla terra vanno rispettate e mai sconvolte - dice l'artista camminando fra le sue tavolette multicolor e senza mai distogliere il pensiero dalle "Semenze" - e un preciso senso di responsabilità ci impone di conservare i semi della conoscenza e della vita consentendogli di germogliare". Un anno per preparare questo pavimento di semi, pochi giorni ancora per portare a conoscenza i visitatori della loro esistenza, una vita per riflettere sul rispetto antropologico che dobbiamo ai progenitori, ai primi segni di cultura apparsi sul pianeta, ai semi da cui anche noi siamo germogliati in ere lontane. Siamo d'accordo su tutto e consigliamo una visita attenta all'antro buio, ventre uterino e fortificato, di un Castello che è la sede più indicata per questo tipo di testimonianza e racconto umano e artistico.




Semenze: Foto tratta da www.spaccanapolionline.com


mercoledì 9 marzo 2016

L' ITALIA: UN PAESE DIVORATO DALLA PARTITOCRAZIA E RIDOTTO ALLO STREMO.

Ci chiediamo per quale ragione la partitocrazia, mai come ora saldamente al potere nel nostro Paese, venga ancora tollerata dagli italiani nonostante la devastazione civile, morale, economica e antropologica di cui si è resa, ormai da troppo tempo, responsabile.
di Antonio Tortora




Immagine tratta da "Lavocedinewyork.com"



Da sempre, perchè questa è la verità, quando si parla di partiti politici nonchè dei loro esponenti a qualunque livello, nel nostro Paese, non si può fare a meno di lasciare che vengano alla mente tutta una serie di sinonimi della parola "ladro". Dunque l'elenco è particolarmente lungo e occorre un pò di tempo per scorrerlo tutto: brigante, grassatore, borsaiolo, disonesto, profittatore, predone, scassinatore, strozzino, malfattore, rapinatore, bandito; ed ancora criminale, usuraio, ladrone, furfante, imbroglione, sanguisuga. Nella nostra Partenope abbiamo un sostantivo colorito ma efficace, etimologicamente esatto e storicamente affermato  per esprimere questa lunga sia pur parziale lista di sinonimi: mariuolo. Indubbiamente qualche benpensante, conformista e "politically correct" si affannerà a ribadire che ci sono anche politici onesti perchè simpatici,  bravi perchè dotati di ornata favella, in gamba perchè molto presenti in falsi e grotteschi talk show che i media televisivi e radiofonici propinano a più non posso, impegnati e seri perchè si cimentano in lunghe, teatrali e inutili prolusioni all'interno di un Parlamento ormai irreparabilmente lontano dal Paese reale fatto da cittadini ormai delusi e risentiti dopo oltre un secolo di malgoverno. Ma a noi non interessa minimamente, non siamo mai stati raccomandati da nessuno e ne paghiamo il prezzo, non dobbiamo dire grazie a nessuno per cui possiamo camminare a testa alta, non siamo prezzolati, assoldati nè pagati da nessuno perchè crediamo nella libertà di pensiero e di parola. Non solo ma riteniamo che tutti coloro che sono compartecipi del sistema e dunque  impantanati nella palude partitocratica siano ben visibili e riconoscibili nel loro sudiciume morale. La cosa strana, e ci asteniamo dal percorrere a ritroso la storia della politica italiana perchè drammaticamente nota a tutte le sue vittime ovvero alla maggioranza dei nostri compatrioti nonchè agli osservatori stranieri che ci osservano sbigottiti, è che i maledetti partiti politici sono stati sempre considerati  alla base di tutta la vita del Paese. Eppure nella parte prima della Costituzione, laddove si parla dei diritti e doveri dei cittadini, e al titolo quarto laddove si definiscono i rapporti politici, enuncia con mirabile chiarezza: "Tutti i cittadini hanno il diritto (e non il dovere aggiungiamo noi) di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Ebbene dalla facoltà di costituire partiti e quindi di potersi ad essi iscrivere si è giunti allo strapotere e al dominio incontrastato della partitocrazia. Come si è potuto giungere a tale nefasto risultato? In questo Paese non si fa altro che parlare dei latrocinii posti in essere dai partiti politici, dal loro controllo assoluto su tutto quanto avviene sul territorio nazionale, si passa da uno scandalo all'altro senza alcun ritegno; tutte le forze politiche sono in qualche maniera responsabili e complici della distruzione sistematica e capillare di un intero Paese; tutte d'accordo su una tassazione ingiusta e vessatoria al fine di ricattare il cittadino e renderlo impotente; tutte d'accordo sul ricorrere a una immunità totale al fine di non essere condannate per reati gravissimi; tutte d'accordo a svendere ciò che di buono abbiamo, storiche imprese, straordinarie opere d'arte e prestigiosi immobili, alle potenti Corporation ricorrendo a un indicibile sistema di accordi sottobanco e illecite corruttele. Inoltre sono tutte d'accordo a procacciarsi ogni genere di finanziamenti pubblici nonostante il parere sfavorevole dell'intera comunità nazionale espresso attraverso il referendum del 1993 e ad assicurarsi finanziamenti più o meno occulti da potenze straniere, dalle più svariate lobbies nonchè dalle consorterie mafiose che preferiscono investire piuttosto che sparare. Talvolta, anzi spesso a dire il vero, sembra che le forze politiche si contrastino a vicenda, per tacitare l'opinione pubblica ovviamente, infatti si tratta soltanto di broadcasting ovvero becera cinematografia cui nessuno crede più e i cui attori principali sono le gerarchie partitocratiche diuturnamente impegnate a recitare nelle innumerevoli puntate di telenovelas e sceneggiati che sarebbe il caso di chiudere in maniera definitiva.




Immagine tratta da "Politicamagazine.info"



E' vero la Costituzione, che comunque deve essere sempre rispettata da tutti i cittadini, pena il carcere, tranne che dai partitocrati di governo e opposizione che evidentemente ne sono immuni, riconosce che i partiti siano necessari ma non ne prevede le modalità organizzative, non vi attribuisce personalità giuridica e neppure ha stabilito regole certe, da un punto di vista legislativo, per cui i presidenti e i segretari generali, i congressi e le conferenze, i comitati centrali e gli uffici politici ed infine i segretari amministrativi e i tesorieri, dunque una pletora di soggetti dotati di poteri inimmaginabili e non controllati da nessuno, guidano l'occupazione sistematica di tutte le cariche elettive e la manipolazione totale di elezioni ormai ridotte a mera farsa.
Si sono spartiti tutto ciò che c'era da spartire, hanno lottizzato tutto ciò che c'era da lottizzare, diventando artefici di un continuo e pericoloso gioco delle tre carte con cui raggirare e ingannare un popolo che cerca, ormai, solo di sopravvivere. Le tre carte sono: fisco iniquo e vessatorio, burocrazia invincibile e folle, giustizia dai tempi biblici e mai stata così ingiusta. Tali tre carte, metafora di un gioco d'azzardo di cui i partitocrati sono diventati abilissimi e senza avversari, si sono trasformate rapidamente in tre armi di distruzione di massa attraverso cui mortificare e avvilire gente che ha sempre lavorato e che oggi cerca di scappare dalle vessazioni perchè non ne può più; gente che ha sempre pagato tasse in eccesso e che è condannata a risanare un debito pubblico in parte inesistente e pertanto diventato favola e leggenda, in parte frutto di errori di classi dirigenti che mai, in questo Paese, hanno pagato per le loro negligenze, per i loro abusi ingiustificati e per i loro crimini commessi a piene mani distruggendo un Paese operoso e creativo.  Gli organi intermedi del potere, a qualunque livello, sono stati contaminati dalle logiche partitocratiche. Presso tutte le amministrazioni l'inettitudine è ormai diventata regola, l'abuso di potere è ormai diventato metodo, la corruzione è stata implementata in maniera inestirpabile nonostante la sorveglianza di una magistratura lottizzata anch'essa, l'arroganza è ormai diventata sistema e il cittadino-suddito è obbligato a vivere dimenticando quale sia la vita in un Paese veramente libero e non occupato dai partiti che tutto muovono. 

Corruzione politica Immagine tratta da www.imolaoggi.it



Non ci siamo dilungati troppo su un argomento che indispone gli italiani e su cui già sono stati scritti interi volumi tuttavia ci piace ricordare una frase del grande Leonardo da Vinci che parlando degli accademici ovvero di coloro che non sono da considerarsi "discepoli dell'esperienza" nel settore delle scienze e delle arti ebbe a dire: "Le parole che escono dalle loro bocche sono sagge come l'aria che mollano dai loro culi". Francamente troviamo tali parole molto significative e appropriate in riferimento ai nostri politici del passato, del presente e (purtroppo) del futuro e intendiamo ricordarle, come monito e riflessione, a tutti coloro che ancora guardano i talk show, ancora leggono le interviste e ancora si deliziano e vanno in estasi quando i loro politici preferiti tronfi di retorica a buon mercato, usando il solito astruso e incomprensibile politichese, continuano a prenderci tutti in giro.

lunedì 9 novembre 2015

NEL PENSATOIO - LABORATORIO - ATELIER DELLE "VOCI DI DENTRO" A SPACCANAPOLI DUE ARTISTI REINTERPRETANO NAPOLI E I SUOI SIMBOLI


Le "Voci di Dentro" non solo commedia eduardiana ma anche scultura e pittura; a Spaccanapoli nell'atelier di Alessandro Flaminio e Castrese Visone per scoprire l'antica tradizione e le nuove tendenze simboliche di una Napoli che attraverso l'arte si muove, viaggia e si espande con un messaggio perenne di creatività indomabile e bellezza indescrivibile.
di Antonio Tortora

Il Maestro Alessandro Flaminio nel suo Atelier

Nel cuore di via San Biagio dei Librai 111, ovvero nel cuore di Spaccanapoli fra via Benedetto Croce e Forcella, è strategicamente collocato un atelier d'arte, denominato per estremo omaggio all'opera e alla commedia del grande Eduardo De Filippo, "Le voci di dentro". Strategico perchè la sola lettura dell'insegna richiama Eduardo, ricorda la trama della celebre commedia, fa riaffiorare alla mente quella densa ambiguità fra realtà e sogno che obbliga persone sensibili a chiudersi nel silenzio nel tentativo di estraniarsi dalle meschinità del mondo reale. Eppure contraddittoriamente, una volta entrati nell'atelier, le voci di dentro cominciano a parlare, eccome se parlano; diremo che urlano e si affollano nella mente bombardandole di simboli che gli artisti Alessandro Flaminio e Castrese Visone manipolano e ripropongono sapientemente. Il bianco Pulcinella stilizzato con abito da derviscio rotante; il cono vulcanico del Vesuvio con il rosso magma in perenne tracimazione; il molteplice pannello sangennariano teso a raccontare il suo martirio, con qualche sfumatura di rosso, ma anche a riconfermare illimitatamente nel tempo la sua verace e sacra missione di protezione cittadina; il teschio reinterpretato modernamente e impregnato di antichi culti dedicati alle anime del Purgatorio; il cuore bicolore che palpita insistentemente con voce cardiaca e metropolitana; la scultura dell'uomo neoclassico che si avvolge in un movimento rotatorio da cui nasce l'idea del movimento vorticoso della vita; il corno simbolo di antica e perenne regalità, altro che scaramanzia e superstizione infatti la radice sanscrita KR significa "regale". E qui ci fermiamo per non rovinare la sorpresa ad un eventuale visitatore che si recasse in quella strada e in quella bottega-atelier per ascoltare le "voci di dentro" con tutto quello che hanno da dire. 
"Mi diverto a giocare con la materia e a quarant'anni gioco ancora - ci dice a bruciapelo il maestro Alessandro Flaminio - pertanto mi ritengo fortunato; inoltre giocando non prendo sul serio neanche me stesso e ciò allontana da me ogni turbamento e mi pone in condizione di creare raccontando quello che vedo e quello che sento". E' veloce nella descrizione di sè stesso, il tono di voce basso e lo sguardo indagatore, la barba non foltissima ma significativamente filosofica, un piccolo orecchino che lascia rifrangere, potenziandola, la luce artificiale dei faretti. Abbiamo l'impressione che le sue opere riguardino una tradizione culturale rivisitata ma condita con elementi moderni e del tutto contemporanei come i quadri e le sculturE esposti tra mille colori. Predominano il rosso, il bianco, il nero, il blu e il giallo; un ritratto di Pino Daniele ci ricorda alcuni testi di canzoni straordinarie e il San Gennaro stilizzato ci richiama, d'imperio, al rosso purpureo di un sangue che fluisce da migliaia di anni. E poi aggiunge: "so cosa stai pensando ma io sono un napoletano nel mondo, un napoletano globale che è in grado di confermarti che i maggiori nostri clienti non sono partenopei bensì stranieri e del resto d'Italia". Questa precisazione ci inorgoglisce e approviamo il messaggio che il maestro vuole lanciare anche se sa benissimo che Napoli tutto è tranne che "provinciale". 
E poi senza esitazione rimarca ciò che, molti anni fa, gli disse lo scultore Gabriele Zambardino che anche noi a suo tempo avemmo l'onore di conoscere: "l'arte deve entrarti nel sangue"; e come non riconoscere la validità di tale affermazione? Ricordiamo il foulard scuro che portava, quasi sempre al collo. Anzi qualche tratto di Zambardino lo riconosciamo negli atteggiamenti di Alessandro Flaminio e non ce ne meravigliamo visto che al Centro d'Arte "La Spelonca" in via Caracciolo, a due passi dal mare e dalle sabbie vulcaniche e tufacee di Napoli, i giovani artisti potevano esporre senza essere obbligati a osservare particolari condizioni. Flaminio ha imparato molto anche qui, è artista autodidatta e geniale come il direttore del cenacolo "La Spelonca"; ha mutuato l'aria bohemien e sregolata del tutto tipica e anticonformista che caratterizza gli artisti dal forte temperamento.





Il Maestro Alessandro Flaminio al lavoro nel suo laboratorio


Quando leggiamo su: www.branditaliamagazine.com il magazine dell' American Chamber of Commerce in Italy: "Part of such Mediterranean artistic avant-garde are family tradition follower and innovative artist Alessandro Flaminio and young craftsman Castrese Visone. Their lively workshop, “The Inner Voices”, celebrates the very human vocation to regeneration" con un testo redatto dal collega Danilo Capone, ci rendiamo conto dell'importanza che un'arte antica reinterpretata in chiave moderna non solo ma del tutto originale può rivestire, in paesi dove l'arte nasce contemporanea, e per certi versi, ultramoderna senza avere quel retroterra culturale e quel substrato storico che costituisce il basamento su cui la napoletanità si è andata costruendo nel corso dei millenni. 

Esposizione all'interno dell'Atelier "Le Voci di Dentro"


Abbiamo osservato attentamente il lavoro dei due artisti, chi ci conosce sa che amiamo fare osservazioni antropologiche, e ciò che abbiamo potuto vedere è stata una sequela di azioni apparentemente semplici, naturali, sapientemente calibrate ma che rispondono a stili personali, a sapienze accumulate nel tempo, all'esperienza di chi ha vissuto per strada metabolizzando i segni della vita, i simboli degli archetipi partenopei, le abilità creative geneticamente selezionate e soprattutto i messaggi, chiari e forti, di chi non è abituato a parlare ma ad agire.  Il maestro Flaminio ci ha confidato: "da decenni lavoro sui sentimenti che esprimo con forme estetiche semplici e ricercate e, nello stesso tempo, coltivo l'intento di realizzare una ricerca che vuole essere quanto più espressiva possibile, senza risparmio di energia". Inoltre aggiunge, con la modestia di chi sa di attingere a fonti superiori e interiori dello spirito, "quando lavoro mi estraneo e rimango in silenzio ascoltando le voci di dentro". Ebbene nel frastuono generale e in una strada, come Spaccanapoli immane ferita nel cuore della città ma anche fiume impetuoso di vita umana e metafisica, rimaniamo esterrefatti e meravigliati da come quelle "voci di dentro" possano essere intercettate e comprese.

Alessandro Flaminio e Antonio Tortora nell'atelier
Antonio Tortora nel pensatoio-atelier ascolta "Le Voci di Dentro"
Ora Alessandro Flaminio e Castrese Visone pensano, in tempi brevi, di aprire un atelier-galleria nella zona delle botteghe antiquarie e della movida notturna, ovvero Chiaia, per poter offrire il pensiero artistico, distillato dall'ascolto delle "Voci di Dentro" e le forme eleganti fuoriuscite, come per incanto, dalle mani di coloro che sono amici e artisti da sempre, da napoletani capaci di lanciare messaggi universali rispetto ai quali un ringraziamento sincero va indirizzato da tutti coloro che credono nella creatività partenopea e nella sua capacità innata e indomabile di produrre emozioni.

martedì 3 novembre 2015

IL RAZZISMO ANTIMERIDIONALE E ANTIPARTENOPEO ESISTE, RIEMERGE CON TENACIA COME UN FIUME CARSICO E, INSPIEGABILMENTE, NON VIENE SANZIONATO COME SE APPARTENESSE ALL'ORDINE NATURALE DELLE COSE.

DALLA PSEUDOUNITA' D' ITALIA AD OGGI I POPOLI MERIDIONALI, E I NAPOLETANI IN PARTICOLARE, SI TROVANO SOTTO ATTACCO COSTANTE DA PARTE DEI MEDIA SOBILLATORI, DEI POLITICI DEMAGOGHI DEL NORD E DEL SUD, DEGLI ACCADEMICI "POLITICALLY CORRECT" NELLA FORMA MA MOLTO "INCORRECT" NELLA SOSTANZA, DEGLI STORICI  AFFILIATI ALLO STATUS QUO ANTE OVVERO OTTOCENTESCO.
di Antonio Tortora
Ricordate questo cartello? Disonore dell'Italia razzista
Abbiamo saputo della bagarre scatenatasi, un paio di sere fa, nel corso di un programma inguardabile e inascoltabile "L'Arena", andato in onda su Rai 1 e non ci siamo certamente meravigliati di quanto abbiano affermato, con veemenza e iracondia, il conduttore della trasmissione Massimo Giletti e il legaiolo di infimo livello Matteo Salvini. Il copione, ben studiato e riproposto di continuo, è sempre lo stesso e l'gnobile repertorio antipartenopeo, stantio e nauseabondo, è sempre conforme a un pensiero dominante dai contenuti segregazionisti e intolleranti. Ma di questi tempi tira un'aria nuova e le offese non vengono più tollerate anche se, presenti alla trasmissione Rita dalla Chiesa nativa di Casoria, Alessia Rotta deputata del PD nata in uno sperduto e sconosciuto paesino veneto, Carlo Iannello consigliere comunale napoletano di Ricostruzione Democratica, non hanno speso una parola per tentare di bloccare la macchina del fango ormai lanciata a pieno regime.
C'è stata una vera e propria sommosa  estesa a tutto il web e i social brulicano di giuste e sacrosante critiche  contro l'ennesimo festival del luogo comune a tal punto da obbligare alcuni media a trattare l'argomento. Pare sia stata qualche osservazione del consigliere comunale socialista Antonio Crocetta a mandare su tutte le furie il Giletti che, da buon torinese e ritenendosi di schiatta superiore e di discendenza nobile, ha cominciato a sfoderare un armamentario antistorico e inconsistente. Gli argomenti trattati non li vogliamo neanche accennare perchè il cittadino medio già li conosce molto bene: immondizia, sporcizia, camorra e quant'altro. Ma con gli scandali romani di Mafia Capitale, gli scandali milanesi delle truffe all'Expo e all'ospedale San Raffaele, le mazzette del Mose (opera grandiosa di ingegneria idraulica) a Venezia, gli esami truccati all'Università di Padova e un'infinità di altri episodi criminosi disseminati in maniera calibrata e uniforme su tutto il territorio nazionale, proprio non capiamo perchè, gira e rigira, sempre contro Napoli si deve inveire. A chi fa paura la nostra città?
Il torinese Giletti poi per argomentare che la Rai fa un lavoro "straordinario" cita i film e le fiction dedicati dall'elefantiaco ente ai "problemi della camorra" dimenticando che si tratta di televisione spazzatura dove l'esagerazione, l'amplificazione e la superfetazione di determinati fenomeni contribuisce solo a condannare un intero popolo dalla cultura e dalla storia plurimillenaria piuttosto che alla risoluzione di problemi che, peraltro, nascono e si consolidano con l'Unità d'Italia.

Massimo Giletti in una dlele sue sfuriate antimeridionali
Appare naturale, e per questo non è strettamente necessario avere conoscenze giuridiche approfondite, che tutta una serie di opinioni espresse contro il Sud, il Mezzogiorno d'Italia e i napoletani abbiano un contenuto razzista e fortemente discriminatorio vietato esplicitamente dal dettato costituzionale. Infatti l'articolo 3 della Costituzione recita al primo capoverso: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Certo, contrariamente a quanto disposto dal secondo capoverso la Repubblica non ha minimamente rimosso gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'eguaglianza dei cittadini favorendo, di fatto, una sorta di discriminazione "interna" ma questa è un'altra storia, certamente da rivedere, fino a quando la Costituzione rimarrà l'unica e principale fonte del diritto dello Stato italiano. 
Proprio non si capisce per quale ragione chi ha un atteggiamento xenofobo viene duramente sanzionato pertanto i media, ma anche i privati, si guardano bene dall'assumere tale atteggiamento mentre chi si scatena indegnamente contro i napoletani e la illustrissima città da essi abitata da migliaia di anni, non incorre in alcuna pena. Proprio non si capisce anche se, in questo caso, Roberto Fico, presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai, sta valutando di portare all'attenzione del direttore di Rai 1 un'interrogazione che possa fare chiarezza sull'accaduto.
”Giletti non è nuovo a queste modalità di conduzione: se non è d’accordo su un tema perde il lume della ragione e sbraita contro tutto e tutti". - ha detto Roberto Fico - "A me non sembra un segnale di dignità per la televisione pubblica. È almeno la terza volta che sul tavolo della commissione arriva questa lamentela. Quanto a Napoli, ha anche centinaia di lati positivi e io voglio che vengano giustamente valorizzati”. Ma per noi questo non è sufficiente, occorre qualcosa di più. Anche Matteo Salvini si è prodigato, da legaiolo è comprensibile ma non giustificabile, a elargire perle di luoghi comuni: a Napoli ci sarebbe l'emergenza rifiuti, ci sarebbero le case occupate dalla camorra, non si pagherebbero le multe automobilistiche, sarebbe la capitale europea delle truffe sui falsi incidenti d'auto. Forse lui dimentica, ma sa benissimo, che l'emergenza rifiuti non esiste più, cosa verificata da me personalmente che sono un assiduo camminatore e percorro la città in lungo e in largo e non vedo cumuli di monnezza da anni. Forse lui dimentica che le case occupate ci sono in tutta Italia e a Milano e in altre città del nord costituiscono un grave problema di ordine pubblico. Forse lui dimentica che le multe vengono tutte pagate perchè i sistemi di rilevamento elettronico sono infallibili ma anche truccati (e dunque ingiusti e si manifestano come un intollerabile abuso rastrellasoldi) e le centrali della frode telematica sono tutte collocabili nel nord Italia come i periodici scandali dimostrano, soprattutto nel Veneto. Forse lui dimentica che le truffe sui falsi incidenti d'auto sono quasi del tutto scomparse e quando c'erano furono scoperte e vennero decapitati tutti gli ispettorati sinistri delle maggiori assicurazioni che, guarda caso, avevano ed hanno i loro uffici principali al nord e che dunque gran parte dell'illecito profitto raggiungeva le città dove il suo partito domina.




Questo era il razzismo scientifico positivista ed eugenetico antimeridionale italiano nell'800 - Questi erano, sono e saranno i nostri fratelli?
 Il razzismo antimeridionale ha radici storiche lontane e merita di essere studiato perchè altrimenti non risulta possibile comprendere adegauatamente l'estensione e la profondità del fenomeno che i nostri governi, da sempre, tollerano e in alcuni casi sponsorizzano in maniera talvolta palese e talvolta surrettizzia. Dalle infami pubblicazioni del criminologo ottocentesco veronese Cesare Lombroso che associò determinate caratteristiche fisiche dei meridionali all'indole criminale alle teorie dell'emiliano Luigi Pigorini e del messinese Giuseppe Sergi; dal siciliano Alfredo Niceforo che osò scrivere rinnegando le sue stesse origini: "La razza maledetta, che popola tutta la Sardegna, la Sicilia e il mezzogiorno d'Italia dovrebbe essere trattata ugualmente col ferro e col fuoco - dannata alla morte come le razze inferiori dell'Africa, dell'Australia, ecc." al mantovano Enrico Ferri che vide origini celtiche dove non sono mai esistite; dallo storico porticese Guglielmo Ferrero al politico e geografo cremonese Arcangelo Ghisleri. Inoltre nel 1876 le tesi razziste furono pienamente riconosciute dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla Sicilia che concluse "la Sicilia s'avvicina forse più che qualunque altra parte d'Europa alle infuocate arene della Nubia; inSicilia v'è sangue caldo, volontà imperiosa, commozione d'animo rapida e violenta".

Questo è il sostrato culturale su cui nasce l'Italia (abbinato al colonialismo sabaudo fonte di tutti i mali italiani) ed è per tale ragione che in altri nostri articoli abbiamo sostenuto che l'Italia e gli italiani non esistono nè come nazione nè come popolo. Questa è la vera radice del pensiero antimeridionale nato, allevato e incrementato, come in un big bang razzistico ideologico, su tutto il nostro territorio nazionale e non deve meravigliare se molti studiosi citati sono meridionali; infatti essi furono talmente presi dalle novità post-unitarie, dal sistema di teorie del razzismo scientifico internazionale, dal positivismo acritico e dogmatico dilagante, che non poterono fare a meno dal costituire la quinta colonna "culturale" dell'ideale unitario. Inoltre è bene dire che furono tutti premiati dalla nuovo che avanzava (purtroppo per noi) con ricche prebende, diventarono professori universitari se non lo erano già, senatori e deputati  del Regno, ottennero ottime pensioni e onorificenze molto rare a quei tempi. Insomma furono ben pagati per l'opera prestata. Oggi alcuni di questi loschi e perversi personaggi ancora sono letti e studiati. In un'epoca in cui non si fa altro che parlare di lotta al razzismo i principi razzisti ottocenteschi ancora sono innervati stabilmente nella mente delle persone meno consapevoli e si nascondono in una sequela infinita di maledetti pregiudizi e assurdi luoghi comuni ripetuti da gente che non ha la più pallida idea di quello che dice.

 
Calchi esposti nel Museo Cesare Lombroso: E' vera scienza o razzismo positivistico?


giovedì 29 ottobre 2015

PROPONIAMO L'ISTITUZIONE DEL REATO DI STALKING TELEFONICO PER I GESTORI DELLE RETI DI TELEFONIA MOBILE E FISSA CHE PERSEGUITANO I CITTADINI ATTRAVERSO I CALL CENTER DISSEMINATI IN MANIERA CAPILLARE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE E ALL'ESTERO

C'e un sistema per sbarazzarsi dello stalking telefonico e dell'invadenza dei gestori telefonici: Rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali e seguire una procedura un pò ferraginosa ma, se si è fortunati, efficiente.

di Antonio Tortora

                            video informativo del Garante

Chi, negli ultimi tempi, non ha avuto fastidi frequenti attraverso i dispositivi di telefonia fissa e mobile da parte di gestori scorretti, invadenti e non osservanti della legge, alzi la mano; vediamo, anche se virtualmente, una selva di mani alzate. Il Garante per la protezione dei dati personali ha predisposto un sistema efficace per opporsi alle telefonate pubblicitarie indesiderate. FACCIAMO VALERE I NOSTRI DIRITTI e rivolgiamoci al GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, un pubblico servizio cui é necessario ricorrere in un momento in cui i telefoni squillano all'impazzata con l'effetto di stressare, disorientare, raggirare e confondere l'utenza con giungle tariffarie incomprensibili, con servizi la cui efficacia é dubbia, con navigazioni lentissime su linee Adsl sovraccariche e per giunta con improvvise rescissioni unilaterali di contratti e piani tariffari da parte di gestori sempre più agguerriti e sempre meno rispettosi delle persone con cui intendono instaurare un rapporto di business. Inoltre in caso di disdetta si registrano costi esagerati, zero trasparenza dovuta a un'opacità informativa da parte di quasi tutti i gestori e burocrazia infinita in caso di cambio gestore. C'è molta carne a cuocere e i dati dell'Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) lo confermano. Temevamo di dover tornare sull'argomento e così è stato. In nessun altro Paese al mondo il business telefonico risulta così appetibile per le agguerrite società che gestiscono  la telefonia mobile e fissa. L'accaparramento del cliente, sprovveduto e ignaro di tutte le dinamiche che si nascondono nelle maglie della tecnologia e della burocrazia, costituisce il target primario di call center moltiplicati a dismisura su tutto il territorio nazionale e all'estero. Teleselling (televendita) e telemarketing outbound (ovvero interviste telefoniche che partono da call center allo scopo di individuare strategie commerciali) sono diventate un'incubo per gli italiani che, ogniqualvolta sentono il telefono squillare, temono a ragion veduta, che si tratti proprio del disturbatore, del molesto, dello scocciatore, del seccatore inopportuno di turno. Chissà come mai non è stato inventato il reato di STALKING TELEFONICO in un paese così creativo nell'inventare nuovi reati; forse per non danneggiare i gestori telefonici? Essi infatti con le loro apparecchiature sofisticate e i software a loro disposizione consentono il CONTROLLO CAPILLARE DI TUTTI I CITTADINI? Dalle conversazioni personali agli spostamenti? La situazione è pesante e la procedura consigliata dal Garante, che per fortuna esiste e rappresenta l'unico baluardo legale nei confronti dell'invadenza di queste società senza scrupoli, è piuttosto ferraginosa e complicata e non è detto che, una volta ottemperato a tutti gli adempimenti necesari, il problema venga risolto.
Di seguito l'elenco dei gestori di telefonia mobile: 3 Italia., Tim, Vodafone., Wind.. Per la telefonia mobile con operatori virtuali: Auchan Mobile, Coop Voce, Total Erg Mobile, Fastweb, MTV Mobile, Noverca, Poste Mobile, Tiscali Mobile, Carrefour UnoMobile. Ecco infine l'elenco dei gestori di telefonia fissa: ACN, Ariatel, Brennercom, DigiTel, Eutelia, Fastweb, Infostrada Wind Telecomunicazioni, Klik, Noi Tel Italia, OKcom, OlimonTel, Telecom Italia, TeleTu, Tiscali, TLC, Vodafone Italia. Come si vede sono tantissimi, dotati di centinaia e centinaia di piani tariffari, e ogni utente potrà riconoscere il proprio persecutore; appare ovvio che solo i più forti sono presenti in maniera massiccia con i call center e dunque saranno anche quelli che disturbano di più con la loro aggressività mascherata da buona educazione e gentilezza ipocrita e falsa.



 Guarda la clip informativa del Garante su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=eFGARgqpkC8

Gli abbonati (che la legge definisce ora "contraenti") i cui nominativi e numeri siano in elenco e che non desiderino ricevere telefonate pubblicitarie, devono iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni.

Il Registro è stato istituito con il d.P.R. 178/2010 e la sua gestione è stata affidata, dal Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni, alla Fondazione Ugo Bordoni (FUB).
L'iscrizione è gratuita, ha durata indefinita e può essere revocata in qualsiasi momento.

 Vi sono 5 modi per opporsi alle telefonate pubblicitarie rivolgendosi al Gestore del Registro Pubblico delle Opposizioni:
• Per raccomandata, scrivendo a: "GESTORE DEL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI – ABBONATI"
UFFICIO ROMA NOMENTANO - CASELLA POSTALE 7211 - 00162 ROMA (RM)
• Via fax: 06.54224822;
• Per e-mail: abbonati.rpo@fub.it;
• Tramite il numero verde: 800.265.265;
• Compilando il modulo elettronico disponibile nella apposita "area abbonato" sul sito: www.registrodelleopposizioni.it

Chi tutela gli abbonati se, nonostante l'iscrizione, ricevono una o più telefonate indesiderate?
Il cittadino può rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali o all'Autorità giudiziaria.
(A tal riguardo, si suggerisce la lettura del provvedimento 20 settembre  2012)

Prima di fare la segnalazione è bene però:
• accertarsi dell'avvenuta iscrizione al Registro;
• controllare che siano trascorsi 15 giorni dal momento dell'iscrizione (solo dopo questo termine, infatti, l'opposizione diviene effettiva);
• verificare di non aver prestato il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing allo specifico soggetto che ha effettuato la chiamata.

Chi tutela gli abbonati quando ricevono telefonate pubblicitarie malgrado i loro numeri non siano in elenco (utenze riservate)?
Il cittadino può rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali o all'Autorità giudiziaria.
Prima di fare la segnalazione è bene però verificare di non aver prestato il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing allo specifico soggetto che ha effettuato la chiamata.

Una serie di modelli di segnalazione indirizzati al Garante da compilare sono stati predisposti dal Garante e sono scaricabili online in formato pdf. Basta digitare: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1794339


  I modelli per le segnalazioni al Garante, una volta compilati, possono essere inviati nelle seguenti modalità:
· fax: 06.69677.3785
· e-mail: urp@gpdp.it oppure urp@pec.gpdp.it
· raccomandata indirizzata a: "Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, 121 - 00186 Roma"

 E' importante sapere che sono state introdotte nuove regole a tutela del consumatore:
• chi fa la telefonata pubblicitaria deve rendere visibile il numero chiamante;
• gli operatori, o i loro responsabili, al momento della chiamata, devono indicare con precisione agli interessati che i loro dati personali sono stati estratti dagli elenchi di abbonati, fornendo, altresì, le indicazioni utili all'eventuale iscrizione del contraente nel registro delle opposizioni;
•  l'informativa può essere resa con modalità semplificate.

 Va ricordato che: al Garante per la protezione dei dati personali  sono state attribuite funzioni di vigilanza sul Registro delle opposizioni (artt. 4 e 12 del d.P.R. 178/2010). Il gestore del Registro (FUB) deve  assicurare l'accesso al registro da parte del Garante per la protezione dei dati personali, per esercitare controlli, verifiche o ispezioni che risultino necessari secondo quanto previsto dal Codice in materia di protezione dei dati personali

SANZIONI: In caso di violazione del diritto di opposizione, nelle forme previste dal d.P.R. 178/2010 si applica una sanzione da 10 mila a 120 mila euro (articolo 162, comma 2-quater del Codice).

 LE SEGNALAZIONI AL GARANTE
A partire dall'entrata in funzione, nel febbraio 2011, del Registro delle opposizioni sono pervenute al Garante, da parte di abbonati iscritti al Registro, oltre 12.500 segnalazioni (dato aggiornato al 30 giugno 2014).
Per ogni presunta violazione è stata avviata una specifica istruttoria preliminare e, nei casi in cui è stata accertata la violazione della privacy da parte delle società operanti nel settore del telemarketing, sono state contestate sanzioni che ammontano a complessivi 2.236.000 euro (dato aggiornato al 30 giugno 2014).


lunedì 19 ottobre 2015

LE BANCHE CONTINUANO A LUCRARE NONOSTANTE L'ANATOCISMO SIA VIETATO DALLA LEGGE GIA' DAL GENNAIO 2014



Attenti alle banche: riguardatevi attentamente tutti i conteggi; esse praticano l'anatocismo  ovvero producono interessi da altri interessi resi produttivi su un determinato capitale con calcoli trimestrali. E' una pratica illegale da 22 mesi e già ci sono le prime condanne.



ANATOCISMO: dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ανα- «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura»)

Non vogliamo entrare nei tecnicismi di carattere bancario altrimenti ci si potrebbe annoiare leggendo l'articolo, tuttavia almeno la definizione di anatocismo desideriamo darla cosicchè si riesce meglio a capire di cosa parliamo. In buona sostanza si tratta di questo: "la capitalizzazione degli interessi su un capitale, così che gli stessi possano fruttare altri interessi" o per meglio dire l’anatocismo è il calcolo degli interessi sugli interessi cosa vietatissima, dall'articolo 1283 del Codice Civile nel libro quarto in cui si parla delle obbligazioni in generale, salvo un'eccezione; ovvero nel caso in cui un debitore non voglia o non sia nelle condizioni di  rispettare le condizioni del debito contratto. Dunque si tratta di un caso eccezionale ben specificato dalla Legge e che non avrebbe potuto dare luogo a fantasiose interpretazioni. Eppure, nonostante l'espresso divieto e la conclamata illegittimità dell'anatocismo le banche lo praticano allegramente, con un calcolo trimestrale, in maniera sistematica e nelle più diverse e surrettizie forme da decenni, anzi diremo da sempre. Eppure è bene riflettere sul fatto che questa gravissima forma di usura, parzialmente legalizzata, vietata, tollerata, praticata su vasta scala, opportunamente occultata nei conti bancari etc (l'Italia dei burocrati si sa è il regno del possibile dove tutto è vietato e tutto si può, dipende da chi agisce), è stata vietata dalla Legge sin dal gennaio dello scorso anno. Cosicchè da alcuni calcoli del Movimento Consumatori ed elaborati da fonti giornalistiche emerge una sorta di sommerso illegale molto consistente. Queste le cifre: 18 miliardi di euro incassati dalle banche tra il 2001 e il 2010; 22 i mesi da quando la pratica anatocistica è considerata fuorilegge; 2 miliardi di euro incassati dalle banche dalla data della legge; 22 mesi da quando le banche lucrano illegalmente solo perchè la legge non è diventata operativa.
E perchè la legge non diventa operativa consentendo alle banche di continuare a fare il loro a dir poco porco comodo? Perchè il Cicr, ovvero il Comitato per il credito e il risparmio non ha ancora deliberato per rendere la legge operativa (burocrazia folle che affossa il Paese da sempre). E perchè il Cicr non delibera ancora? Perchè incontra il mordace e aggressivo ostruzionismo del Ministero del Tesoro e di Bankitalia. E chi sono i componenti del Cicr? il Ministero del Tesoro e Bankitalia. Dunque è tutta una farsa e il calcolo degli interessi sugli interessi continua a foraggiare banche decotte e truffaldine.


 E' incredibile e solo in Italia è possibile che accada una cosa del genere e la stessa Bankitalia ha il potere di bloccare l'esecuzione della legge pur avendo compiti di controllo dulle banche italiane agendo da una posizione ibrida e anomala; infatti i suoi soci, chiamati partecipanti e non azionisti, sono tutte le stesse potenti banche italiane, a partire da Intesa San Paolo S.p.a. con il massimo numero di quote alla Banca del Monte di Lucca S.p.a. con il minor numero di quote (http://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni-governance/partecipanti-capitale/Partecipanti.pdf). Dunque chi controlla i controllori? E mentre il Ministero dell'Economia rilancia la controproposta di ricalcolare gli interessi su base annuale e non più su base trimestrale (cosa ormai vietata) le banche continuano a gozzovigliare approfittando della paralisi, della mancata attuazione della legge, dei veti incrociati Cicr, Ministero del Tesoro e Bankitalia, i cittadini sempre più vessati, rimangono confusi dalle incertezze alimentate dalle contraddittorie sentenze dei Tribunali. Eppure ci sono voluti tempi biblici per far comprendere al Governo che il sistema anatocistico-usurario ha cagionato danni notevoli agli utenti in generale, alle piccole e medie imprese, alle famiglie e ai consumatori, in altre parole a tutti i cittadini che entrano in contatto, loro malgrado, con gli istituti bancari. Viceversa, con somma soddisfazione, ha prodotto ingiusti e vantaggiosi arricchimenti per le banche, le società finanziarie e, dulcis in fundo, per Equitalia che può emettere un'infinità di cartelle in più.
Di seguito forniamo l'elenco delle banche condannate da vati Tribunali ma per modo di dire visto che a queste viene solo imposto di non continuare ad adottare l'illecito comportamento e null'altro.
Negli ultimi mesi sono state emesse in Italia diverse condanne e ordinanze nei confronti di banche che hanno praticato l’anatocismo. In aprile sono state condannate ING, Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank; a giugno Banca Antonveneta e Banca Regionale Europea; a luglio Intesa-San Paolo, Banca SellaFineco e Webank e Unicredit. In altri processi invece è stata data ragione agli istituti bancari, come nei casi di Cariparma e Banca del Piemonte.
Governo e banche, evidentemente, continuano a fare il gioco delle tre carte e da perfetti giocolieri pensano che la gente dorma senza accorgersi di ciò che accade dietro le quinte della politica e della economia ovvero di due facce della stessa medaglia; tuttavia le cose stanno cambiando e già il Movimento dei Consumatori ha chiesto ufficialmente a Bankitalia di obbligare le banche a restituire quanto ottenuto in maniera surrettizia e illegittima.
Come se non bastasse anche l'Unione Europea che, come si sa, si occupa solo di economia e di denaro e se ne frega dei popoli che aderiscono a questa specie di club mal assortito e di sicuro incoerente sta cercando di metterci il naso. Infatti, la scora estate il direttore generale per la stabilità finanziaria della Commissione Europea, Jonathan Faull, ha inviato una lettera al rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea, Stefano Sannino: nella lettera vengono chiesti chiarimenti sul funzionamento del divieto, per valutare se le norme siano in contrasto con il principio di libera circolazione dei capitali previsto dal Trattato di Schengen. Le norme sul divieto potrebbero rappresentare un ostacolo per le banche straniere che volessero offrire i loro servizi in Italia. A noi francamente non ci frega niente delle banche straniere e, semplicemente ricorrendo al buon senso e alla cogenza della legge che viene fatta pesare solo quando sia ritenuto necessario, per esempio contro le parti deboli della società, riteniamo l'anatocismo un vero e proprio crimine bancario che esaspera tutti coloro che ne sono vittima.