martedì 20 settembre 2016

CHIUDIAMO LE SCUOLE: UN PROVOCATORIO E UTILE SUGGERIMENTO DI GIOVANNI PAPINI, DISSACRANTE SCRITTORE E FILOSOFO DEGLI INIZI DEL '900 CHE CONCEPIVA LA LETTERATURA COME AZIONE E IL PIU' AUTOREVOLE SOSTENITORE DELLO SVECCHIAMENTO DELLA CULTURA ITALIANA.

A BEN POCO SERVONO LE RIFORME DEL SETTORE SCOLASTICO QUANDO L' ATMOSFERA ALL'INTERNO DI QUEI CASERMONI CHIUSI E MALEODORNATI, CHE CHIAMIAMO SCUOLE, E' IDENTICA A QUELLA CHE SI RESPIRAVA NEI PRIMI ANNI DEL '900. E CIO' NONOSTANTE QUEL POCO DI COLORE IN PIU' E QUELLE PICCOLE DOSI DI IPOCRITA LIBERTA' E FINTI CAMBIAMENTI  CHE A NULLA SERVONO AI FINI DELL' INDIPENDENZA, DELLA LIBERTA' E DELL' AUTONOMIA DI STUDENTI, INSEGNANTI E PERSONALE ADDETTO.
di Antonio Tortora

Frontespizio del pamphlet pubblicato da Giovanni Papini nel 1914


Avemmo modo di leggere il libercolo di Papini alcuni anni fa e ritenemmo che in tale scritto, al di là dell'intento provocatorio del fine e battagliero scrittore, ci fosse molta verità e una quantità notevole di spunti di riflessione. Certo in questi ultimi tempi il contenuto del pamphlet, fortemente critico nei confronti di una scuola da sempre formale e tradizionalista, appare in forte contrasto con il pensiero dominante che vede nella scuola e nell'istruzione che in essa viene impartita, una panacea e un rimedio universale per tutti i mali della società; pertanto troppe speranze vengono riposte su un sistema che, viceversa, non produce alcun effetto sulla conoscenza vera occorrente per affrontare la vita. E gli effetti negativi possono essere osservati, macroscopicamente, in una società, come la nostra, fortemente condizionata dalla sterile trasmissione di conoscenze inutili, discutibili e molto spesso false "che poi bisogna disimparare, con fatica, per impararne altre da sè". Inoltre non prepara, nemmeno lontanamente, alla vita vera e reale in tutti quei contesti dove i futuri uomini dovranno vedersela con la durezza e la spregiudicatezza di regole non scritte imposte da quella che è stata, a suo tempo definita "asinocrazia" dominante. Sono infiniti gli esempi di mediocri e ignoranti che, in Italia, hanno raggiunto i vertici delle carriere più disparate dopo essere stati classificati dagli apparati scolastici e accademici i "primi della classe". E' una realtà sotto gli occhi di tutti che ha originato generazioni di incompetenti che hanno condizionato il vivere civile a tutti i livelli e che hanno favorito la predominanza di soggetti asinocrati che hanno saldamente stretto nelle loro mani le redini del Paese fino al punto da svenderlo economicamente, da renderne i confini culturali incerti e aleatori e da ditruggerne la storia nonchè i principi ispiratori.

Tratto da http://www.aforismario.net



Di fronte a tali accuse i burocrati di Stato e i tecnocrati della scuola si difenderanno con quella che Giovanni Papini definisce "grossa artiglieria della rettorica progressista ovvero le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere....."ma risulta talmente evidente che "la civiltà non è venuta fuori dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli" (e questo semplice concetto lo abbiamo tutti ben compreso sulla nostra pelle in giovane età scolare) e sopratturro che "le scoperte decisive della scienza non sono nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o che non v'insegnavano". Anche i più coriacei sostenitori della scuola moderna dovranno necessariamente convenire sul fatto che, per come è concepita e nonostante le numerose, complesse, strane e incomprensibili riforme, l'istituzione scolastica ha contribuito alla "pietrificazione del sapere" e quello che è ancora più grave "al ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali". Cosicchè queste "pubbliche architetture" fra cui prigioni, ospedali, chiese, parlamenti, ministeri, conventi, manicomi e conseguentemente scuole nella più o meno precisa enumerazione snocciolata dal Papini, appaiono come luoghi di cui diffidare perchè destinati solo a rinchiudere, per tempi lunghissimi, uomini che invece dovrebbe vivere in libertà maturando e imparando a vivere nell'esperienza.

Tratto da http://www.aforismario.net



D'altra parte tutti noi abbiamo subito, e subiamo ancora per altri versi, la vita "artificiale e ristretta delle classi e dei collegi" con la conseguente rovina degli occhi giungendo alla miopia, il deterioramento dei polmoni e dei nervi con una maggiore incidenza di anemia e nevrastenia; fino a giungere a quella malattia inventata a tavolino che è la ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) ovvero la famigerata sindrome da deficit di attenzione e iperattività che tanto preoccupa le famiglie e tanto arricchisce l'industria farmaceutica. Gli spunti di riflessione sono innumerevoli e doverosi proprio in un'epoca in cui si è costretti ad imparare, nel corso di lunghe e interminabili lezioni, cose inutili e false a fronte di una forzata tendenza che scoraggia o che addirittura impedisce la lettura dei classici e dei grandi libri e finanche il contatto personale con la realtà. I giovanissimi e gli adolescenti neanche sanno dell'esistenza dei libri e dei classici se non di quelle opere e di quei brani che sono obbligati a leggere e a studiare per avere un buon voto e parimenti non fanno altro che chattare da pc, iPhone e quant'altro senza avere rapporti veri e a viso aperto con i propri simili. Il che è cosa davvero grave perchè, lo sappiamo bene per averlo sperimentato continuamente, si impara molto di più nelle conversazioni a due o con più interlocutori piuttosto che in un'aula dove "a tutti vengono insegnate le stesse cose, nello stesso modo e nella stessa quantità" senza tenere minimamente conto delle infinite diversità che caratterizzano una pluralità di soggetti. Inoltre, ce lo siamo sempre chiesto, come si fa a "insegnare la pittura nelle accademie, il gusto nelle scuole di lettere, il pensiero nelle facoltà di filosofia, la pedagogia nei corsi normali e la musica nei conservatori" standardizzando e livellando verso il basso ogni talento e ogni genialità? Poi c'è il rischio ulteriore dell'istupidimento, non solo degli scolari come fino ad ora si è argomentato, ma anche dei maestri per cui"ripeti e ripeti anni dopo le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio e non è dir poco"; anch'essi sono decisamente annoiati dai ritmi continui e ripetitivi, svuotati perchè difficilmente riescono a stimolare la creatività degli studenti, scoraggiati in quanto la stessa burocrazia scolastica gli crea mille impedimenti, e angariati da soggetti superiori gerarchicamente ma del tutto avvinghiati alle loro poltrone di preside, di capo d'istituto, oggi anche di manager (forse questa è una definizione più elegante? A noi pare una figura distaccata, disumana e drammaticamente lontana dal contesto che dovrebbe governare). Per i difensori dell'istituzione scolastica tout court "la scuola è il tempio delle nuove generazioni" e i manuali e i testi approvati dal Ministero sono i "sacri testamenti della religion pedantesca" ma ad un'osservazione, anche superficiale, del mondo che ci circonda francamente non ci pare che l'esperimento ultrasecolare abbia funzionato; anzi tutt'altro. Consigliamo loro di leggersi queste semplici ma chiare e forti parole scritte da Giovanni Papini con mente aperta e animo scevro da pregiudizi di casta; in alternativa o a completamento consapevole potrebbero anche leggere il paradossale ma umoristico saggio dello scrittore britannico William Hazlitt "L'ignoranza delle persone colte" che saggiamente argomenta "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scampata bella".

Per approfondire: Chiudiamo le scuole di Giovanni Papini https://sprofessori.noblogs.org/files/2011/01/Papini-Hazlitt1.pdf

mercoledì 14 settembre 2016

FU PUBLIO VIRGILIO MARONE IL VERO PATRONO DELLA CITTA' DI NAPOLI? PER OLTRE UN MILLENNIO SEMBRA PROPRIO DI SI.

IL LEGAME TRA IL POETA ROMANO VIRGILIO E LA CITTA' DI NAPOLI E' TALMENTE STRETTO CHE A DISTANZA DI OLTRE UN MILLENNIO, OVVERO DAL MEDIOEVO PERIODO IN CUI IL SOMMO VATE DIVENTA LEGGENDA, LA SUA FIGURA CONTINUA A IMPLEMENTARE LA CULTURA PARTENOPEA.
di Antonio Tortora

L'interno della tomba di Virgilio a Piedigrotta - Napoli (Foto di Antonio Tortora)

Siccome su Virgilio è stato detto e scritto di tutto, dando origine anche a tesi contrastanti, non desideriamo entrare in questioni di carattere storico-letterario ma ci interessa soprattutto esaminare, in maniera sintetica, i miracoli, i prodigi e le magie compiute dal Virgilio protettore della città per evidenziarne l'aspetto più esoterico e nello stesso tempo più coinvolgente del suo agire; non a caso sul suo epitaffio ancora oggi si legge: "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces" e l'omaggio alla città di Napoli, da parte del Poeta, è assoluto e incondizionato. Con ogni probabilità Virgilio rappresentò anche la summa di una immensa cultura, essenzialmente neoplatonica, che caratterizzò tutta la Napoli colta dell'epoca angioina e aragonese e che fu trasferita alla posterità da monaci amanuensi che dedicarono gran parte della loro vita alla conservazione e alla protezione della cultura scritta; ed è grazie a loro che il sapere greco alessandrino (a Napoli era insediata una importante colonia proveniente da Alessandria d'Egitto), la filosofia classica in genere, la matematica, l'astronomia (su base astrologica) e le conoscenze dell'alchimia spirituale e sperimentale, resero Neapolis la nuova Alessandria e cuore palpitante di studi e ricerche che ancora reggono il ritmo evolutivo del pensiero contemporaneo. Non va neanche dimenticata la pregevole e notevole raccolta di documenti e opere scritte che erano conservati nel Castrum Lucullanum.


Ingresso del Vergiliano a Piedigrotta (Foto di Antonio Tortora)


Ma questa è un'altra storia e vogliamo attenerci al tema a memento dei napoletani la cui memoria storica non va, generalmente, oltre la figura del più recente martire San Gennaro in qualità di principale protettore cristiano della città. In altri contesti geografici e culturali la figura di Virgilio è ufficialmente riconosciuta come poeta approdato all'ars poetica all'indomani di una crisi esistenziale generata da insuccessi clamorosi nel settore giuridico e oratorio; infatti il suo carattere schivo e riservato gli impedirono di esercitare la professione di advocatus. Nel contesto partenopeo, invece, Virgilio fu visto e considerato come artefice di prodigi, magus, sciamano e veggente, negromante, rabdomante e ancora una imprecisata quantità di altri sostantivi esoterici. Questo perchè intervenne magicamente e forse con l'intervento di entità non umane per sanare un territorio problematico e per beneficiare unicamente i suoi concittadini che per molti secoli lo hanno venerato, nonostante i tentativi della Chiesa di cancellarne la memoria.

Tratto da www.romanoimpero.com

Cosa fece per la città e per i napoletani? Proviamo a stilare una lista riepilogativa dei suoi interventi magici tenendo conto degli scritti di Donato in una sua agiografia del II° secolo, della "Cronica di Partenope" a cura di Antonio Altamura, de "Il Segno di Virgilio" opera straordinaria scritta dal Maestro Roberto De Simone, della "Descrittione dei luoghi antiqui di Napoli e del suo amenissimo distretto" di Benedetto Di Falco, di alcuni scritti di Paolo Izzo che pure si è soffermato sugli aspetti magico-esoterici delle azioni virgiliane ed ancora di numerosi altri volumi e documenti la cui lista completa richiederebbe troppo spazio.
Per prima cosa pare abbia realizzato un impianto fognario che in tal caso sarebbe una delle più antiche cloache dell'area europea antica; senza indugio convogliò le acque di numerose sorgenti al fine di far giungere l'acqua a tutte le fontane pubbliche della città, una sorta di opera di ingegneria idraulica essenziale per un sito così densamente popolato. Edificò mura di cinta possenti e inviolabili a tal punto da rendere la città inespugnabile, il che storicamente corrisponde a verità. Si sarebbe servito di conoscenze astrologiche per realizzare una mosca bronzea o forse d'oro per scacciare gli sciami di mosche che appestavano le zone paludose della città alla stessa maniera in cui una sanguisuga d'oro (riferimenti alchimistici) avrebbe sanato i numerosi pozzi dalla pericolosa ed eccessiva proliferazione di tali animali. Per guarire dalle più svariate malattie i cavalli presenti su tutto il territorio cittadino e nelle campagne limitrofe realizzò, sfruttando i segreti dell'arte fusoria, un cavallo di bronzo attorno al quale venivano fatti girare i veri cavalli che, per incanto taumaturgico, guarivano istantaneamente. I territori a quell'epoca erano letteralmente invasi dagli insetti pertanto eliminò il fastidioso e insopportabile canto delle cicale realizzando una cicala di rame sotto particolari influssi astrali; escogitò sistemi magici per conservare la carne sia fresca che salata per molto tempo garantendo ai napoletani un equilibrato e continuo approvvigionamento alimentare. Virgilio operò anche da un punto di vista meteorologico contrastando il Favonio, vento secco e caldo di ponente che i greci chiamavano Zefiro, costruendo una figura antropomorfa bronzea intenta a soffiare in una tromba contrariamente allo spirare del vento; così facendo garantì la stabilità di un clima favorevole alle coltivazioni (orti e vigneti) che insistevano all'interno e in prossimità delle mura cittadine, soprattutto in collina di fronte al Golfo partenopeo. Preoccupato della salute dei suoi concittadini ebbe modo di piantare un orto di erbe medicamentose e magiche per la cura delle più svariate malattie compresa la cecità con la famosa erba lucia (da cui la cristiana Santa Lucia patrona della vista); l'orto, di cui rimase traccia documentale negli archivi del Santuario di Montevergine fino al Medioevo, fu coltivato sul Monte Partenio nell'avellinese il cui nome deriva da Parthenias che significa vergine e non a caso lo stesso Virgilio, la cui radice onomastica parla da sè, era soprannominato per tutta una serie di ragioni "verginello". Oltre alla carne, all'acqua, alla salute e alle erbe provvide anche a un'altra componente essenziale della dieta partenopea ovvera al pesce, gettando in mare lungo la costa cittadina un pesce di pietra incantato che garantiva, in quel luogo, una continua e abbondante pesca. Simbolicamente, e non solo come diremmo noi oggi per arredo urbano, collocò ai lati di una delle porte cittadine, Porta Nolana, due marmoree teste da cui poter trarre previsioni e speranze ogniqualvolta ci si passava vicino; si trattava di una testa maschile dall'espressione contenta e gioiosa e di una testa femminile dalla mimica mesta e malinconica. Si occupò anche dell'ordine pubblico visto e considerato che durante le poco sportive e molto cruenti lotte che venivano periodicamente organizzate presso il sito di Carbonara ci scappava il morto; in tal caso impose l'obbligo di indossare corazze ed elmi riducendo sensibilmente il danno fisico. All'ingresso di Forcella, zona notoriamente infestata da vermi e serpenti anche di ragguardevoli dimensioni, fece lastricare l'intera strada con pietre mischiate a uno specifico sigillo magico; da quel momento non ci fu più alcuna paura di percorrere la strada completamente disinfestata. Ricorrere alla classe medica, già all'epoca, era piuttosto caro pertanto i più poveri e bisognosi non potevano permettersi quello che era considerato un lusso e morivano di continuo. Virgilio, non dimentichiamolo mai sciamano e taumaturgo, fece costruire bagni termali in tutta la zona flegrea, in particolare tra Baia e Pozzuoli, indicandone le innumerevoli proprietà terapeutiche. A tal proposito ci piace ricordare l'opera dell'autore medievale Pietro da Eboli che riportò analiticamente tali proprietà in un'opera dedicata allo Stupor Mundi, ovvero all'imperatore Federico II° di Svevia, "De balneis puteolanis". Purtroppo e inopinatamente i medici aderenti alla scuola medica salernitana non videro di buon occhio tale operazione e si affrettarono ad abbattere tutte le indicazioni stradali, le lapidi con le ralative prescrizioni e anche molte tracce delle sorgenti e delle vasche; ma furono puniti dagli dei che provocarono un nubifragio per cui tutti i medici perirono tra i flutti in prossimità della Punta della Campanella, tranne uno che ebbe il triste compito di testimoniare l'ira degli dei che, in quel caso e senza dubbio, parteggiavano per Virgilio e per l'intero popolo napoletano. Ma il nostro protettore non fu contento fino a quando non realizzò, in tempi brevissimi forse in una sola notte e con l'aiuto di migliaia di creaure extraterrene, che la Chiesa in un secondo momento bollò come demoni, la Grotta di Posillipo, chiamata anche Crypta Neapolitana, al fine di favorire il raggiungimento, da parte dei bisognosi di cure termali, di quei bagni salutari ed essenziali le cui qualità sono ancora oggi riconosciute pure dalla medicina dogmatica e ufficiale. A questa magnifica opera di ingegneria si aggiunsero poi le altre due vie sotterranee di Seiano e la Crypta Romana ad opera dell'architetto Cocceio Nerva. Nel caso della Crypta Neapolitana sono molti i riferimenti di carattere astronomico e astrologico e di sicuro in questo luogo venivano officiati riti del mitraismo e altri culti misterici e solari; non a caso una stele dedicata a Mitra fu rinvenuta giusto in posizione equidistante dai due ingressi, ovvero dal lato di Napoli e dalla parte di Pozzuoli. Infine, ma di sicuro in letteratura sono reperibili altre operazioni magiche virgiliane, come si narra nel trentunesimo paragrafo della "Cronaca di Partenope" l'uovo magico (palladio) fu consacrato al Castel dell'Ovo da cui tutta la storia della nobile e antica Napoli prende l'avvio. Qui è mirabilmente scritto: "Era in del tempo de lo ditto Virgilio un castello edificato dentro mare, sovra uno scoglio, come perfi' mo' è, il quale se chiamava lo Castello Marino overo di mare, in dell'opera del quale castello Virgilio, delettandose con soe arte, consacrò un ovo, il primo che fe' una gallina: lo quale ovo puose dentro una caraffa, la quale caraffa et ovo fe' ponere dentro una gabia di ferro suttilissimamente lavorata. E la detta gabia, la quale contineva la caraffa e l'ovo, fè ligare o appendere o chiovare con alcune lamine di ferro sotto uno trave di cerqua che stava appoggiato per traverso a le mura d'una cammarella fatta studiosamente per questa accasione con doe fossice, per le quali intrava il lume; e con grande diligenzia e solennità la fe' guardare in de la detta cammarella in luogo segreto e fatto siguro da bone porte e chiavature di ferro, imperochè da quell'ovo, da lo quale lo Castello pigliò il nome, pendevano tutti li fatti del Castello. Li antiqui nostri tennero che dall'ovo pendevano li fatti e la fortuna del castello Marino: zoè lo Castello dovìa durare tanto quanto l'ovo si conservava cossi' guardato".

Panorama sulla città dal Parco Vergiliano (Foto di Antonio Tortora)




mercoledì 7 settembre 2016

IL VERO NEMICO DEGLI ITALIANI E' LA BUROCRAZIA CHE SI ANNIDA DAPPERTUTTO ED ANCHE E SOPRATTUTTO NELL' ERA DELL' INFORMATIZZAZIONE HA PARTORITO UN' INFINITA' DI CENTRALI DI POTERE BUROCRATICO BLOCCANDO LA DEMOCRAZIA E LO SVILUPPO DI UN PAESE CHE LANGUE NELL' IMMOBILISMO.

In Italia il braccio armato della politica ovvero la Burocrazia scarica sul cittadino e sull'imprenditore, ormai inermi, tutto il peso di un potere autoritario, ottuso, implacabile e opprimente. Il cittadino è costretto sistematicamente a piegarsi di fronte a pubblici funzionari scarsamente intelligenti e a colletti bianchi interessati solo alla propria carriera, a tal punto da rinunciare ai propri diritti mentre le imprese non riescono a crescere e a progredire; anzi sempre più spesso non possono far altro che chiudere e scappare in altri Paesi dove chi lavora è ben accolto e non certamente angariato e tartassato.

di Antonio Tortora


"Burocrazia soffocante" Tratto da Intraprendente.it

"Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi" afferma Galileo Galilei in Considerazioni al Tasso e forse, chissà, aveva in mente la classe dei burocrati. Cosicchè è notorio che qualunque cittadino sia entrato in contatto con la burocrazia, a qualsiasi titolo, sia disposto a riconoscere che in Italia la pubblica amministrazione fa davvero schifo, dobbiamo dirlo senza mezzi termini, e non a caso gran parte della macchina amministrativa è gravemente colpevole in quanto responsabile delle disfunzioni, dei malfunzionamenti, dei disservizi nonchè degli inconcepibili ritardi che gravano su privati e aziende. Naturalmente anche aziende e organizzazioni non pubbliche, ad esempio quelle erogatrici di pubblici servizi per conto delle amministrazioni locali, evidentemente per emulazione e per garantirsi schemi di gestione del potere vessatorio su cittadini che vengono drammaticamente considerati sudditi, operano alla stessa maniera e ne ricalcano tutti i difetti. In effetti, quello che il sociologo tedesco Max Weber identificava brillantemente e concettualmente con il "potere degli uffici" e che dall'antica Roma, passando per Napoleone Bonaparte, per giungere alla italica contemporaneità che tutti conosciamo, si è consolidato, rafforzato e stratificato creando un paleoreticolo inestricabile di soggetti dotati di poteri vitali per il funzionamento del Paese, che non hanno fatto e non fanno altro che cercare di sopravvivere all'avvicendarsi dei nuovi appartenenti alla casta dei governanti e dei decisori nonchè ai finti o veri mutamenti dei sistemi politici e delle stesse forme di governo. Di rado emergono e diventano visibili alla pubblica opinione o perchè tirati in ballo da coraggiose inchieste giornalistiche oppure perchè coinvolti da investigazioni promosse dalla magistratura per fatti di cronaca e di corruzione. Di norma operano nell'ombra e, approfittando del can can e delle gazzarre che i media prezzolati scatenano periodicamente, studiatamente e all'occorrenza, contro una generica e inetta classe politica, continuano a manovrare vessando i cittadini, obbligandoli a cozzare contro bizantinismi normativi inconcepibili e funzionali al caos e ad un senso di impotenza imperanti da troppo tempo nel nostro Paese; ma quello che è più grave incentivano, in maniera scientifica e volutamente studiata ad arte, alla corruzione che è il vero flagello di un'Italia in dissolvenza. E ancora, giusto per scendere nello specifico delle azioni di cittadini che dovrebbero essere come tutti gli altri, con un nome e cognome, ma che in realtà sono dotati di poteri discrezionali ai limiti del sacro e dell'inviolabile da parte dei semplici e comuni cittadini, pongono freni, pastoie e veti; provocano rallentamenti e blocchi inspiegabili, concedono e ritirano autorizzazioni a loro piacimento, aggravano ogni processo amministrativo nonostante siano state varate leggi che esplicitamente lo vietano. In altre parole se ne fregano e vanno diritti per la loro strada, assisi sulle loro inviolabili e sconosciute poltrone di comando, riveriti come gli oracoli del mondo classico e pieni di quella prosopopea derivante dalla conoscenza minuta e capziosa di regole e strumenti normativi di cui sono i depositari indiscussi. Si perchè essi parlano una lingua incomprensibile al volgo ovvero quel burocratese verboso e pedante che può condurre all'impazienza e alla pazzia qualunque soggetto normale dotato di medio buonsenso. "Verwaltungssprache" in tedesco,  "jargon bureaucratique" in francese, "bueraucratic language"  in inglese sono tutti termini che indicano, nella cultura europea, quelli che possono essere definiti veri e propri limiti della scrittura e della speciale lingua amministrativa che però non dappertutto assume un significato così spregiativo e avverso come in Italia. Qui da noi sia il normale impiegato che il funzionario ministeriale, muovendosi a proprio agio, fra testi di leggi, regolamenti, normative e circolari, si coprono vicendevolmente, occultano deliberatamente gli errori spesso fatali per la cittadinanza e per le aziende private, si scambiano i posti di comando o gli incarichi attraverso cui transitano dinieghi e autorizzazioni, irrobustiscono quella rete di protezione invincibile che fa diventare gli uffici veri e propri "porti delle nebbie" dove quello che c'è diventa invisibile e quello che non c'è può comparire miracolosamente. Una sorta di complicità sotterranea di un numero imprecisato e mai censito di "colletti bianchi" i cui dirigenti di altissimo livello, spesso quasi mai visti sul posto di lavoro, guadagnano stipendi annui per centinaia di migliaia di Euro. Una palude burocratica in cui è impantanato il nostro Paese che è considerato uno dei paesi meno efficienti al mondo da un punto di vista burocratico o "legalese" se si preferisce; cosicchè siamo collocati al 15° posto nella Unione Europea e al 65° posto nel mondo; solo la Grecia e Malta sono peggio di noi in Europa, un ben triste primato davvero. Ogni artigiano o commerciante è obbligato a rivolgersi a un fiscalista con un notevole esborso per affrontare adempimenti burocratici che nemmeno i più accorsati e avviati studi di consulenza commerciale riescono ad affrontare a causa di una ridicola e inutile superfetazione normativa e legislativa che pure rientra, a nostro avviso, in quelle dinamiche frenanti poste in essere dalla burocrazia, dunque funzionali al sistema burocratico italiano. Se è vero come è vero che ogni sia pur piccola o media impresa spende circa 7/8mila euro l'anno per adempimenti burocratici e amministrativi è altrettanto certo che la stessa burocrazia italiana è colpevole di un vero e proprio genocidio imprenditoriale avendo provocato la morte, per cancro burocratico, di parecchie migliaia di aziende, solo negli ultimi decenni, che sono state costrette a fallire, per crediti non riscossi oppure raramente riscossi, dopo tempi biblici e magari dopo il suicidio dell'imprenditore che ha fornito beni e servizi fedelmente e per lungo tempo. In tutto il continente europeo non c'è altra burocrazia così cattiva pagatrice. Tali colpe ricadono, come un serpente che si mangia la coda, sulla classe politica che evidentemente si diverte a far impantanare il cittadino tra timbri, certificati, bolli, formulari, moduli, fotocopie e pratiche di varia e innumerevole natura, magari diverse da Regione a Regione; difatti i tempi medi di attesa agli sportelli sono aumentati di molto, stando a un recente studio dell'Istat, obbligando a file medie di oltre 20 minuti ma sappiamo perfettamente che nelle grandi città, soprattutto alle nostre latitudini meridionali, i tempi di attesa sono spaventosi. Dov'è finita la tanto sbandierata efficienza della pubblica amministrazione? Che fino hanno fatto tutte le finte riforme promesse o inutilmente realizzate? E la carta? Non se ne sarebbe dovuto limitarne l'uso? A noi non sembra. Chiunque si fa una passeggiata presso qualche ufficio, pubblico o privato, si rende immediatamente conto che si trova di fronte a una burocrazia invincibile che adotta le strategie di una guerra asimmetrica condotta spietatamente contro il cittadino che evidentemente viene ritenuto, da una burocrazia senz'anima, un mero suddito di un impero retrogrado che si regge sulle carte e sui permessi; essa tutto pretende dagli inermi cittadini che non comprendono quale ratio c'è dietro questo irresponsabile comportamento e nulla da agli aventi diritto se questi non passano dalle forche caudine di quel puzzo di chiuso nauseante che ristagna in uffici dove la polvere e la lentezza attestano che il Paese è rimasto irrimediabilmente al secolo scorso, almeno da questo punto di vista. Un' ultima cosa; quando si parla di pubblico impiego e di burocrati di norma si pensa che tutti coloro che storicamente hanno svolto tale ruolo siano sempre state ritenute persone per bene o comunque al di sopra di ogni sospetto poichè lo Stato per definizione dovrebbe tenerci ad assumere soggetti integerrimi, onesti e retti. Tuttavia la storia romana antica ci insegna qualcosa di diverso alla luce del fatto che già nel I° sec. a.C. l'imperatore Claudio decise di affidare grandissima parte degli uffici pubblici ai liberti ovvero agli schiavi affrancati cosa che da quel momento e per moltissimo tempo stette a significare che quegli impiegati si distinguevano per l'alto tasso di corruttela, per la capacità di intrallazzare e cospirare, per l'applicazione di un arbitrio personale su leggi e norme imperiali. Tutto ciò potrà apparire strano dal momento che negli ultimi secoli si è cercato di ammantare la pubblica amministrazione di rettidudine e di un sistema valoriale positivo tuttavia, con ogni evidenza, quell'impianto antico quanto strutturato di prevaricazione e di scorretta gestione dei poteri burocratici è geneticamente riemerso dalle brume della storia.

Immagine tratta dal Web






giovedì 25 agosto 2016

IL RECENTISSIMO TERREMOTO CHE HA DIVISO L' ITALIA IN DUE TRONCONI HA SPINTO LO SCRITTORE PARTENOPEO HERRY DE LUCA A COMMENTARE CON LA CONSUETA PROFONDITA'.

E non poteva essere altrimenti. Gli eventi catastrofici di queste ultime ore e gli interrogativi che i terremoti e le altre calamita' naturali suscitano hanno un preciso intento pedagogico e obbligano a fermarsi per più di qualche attimo per cercare di capire ciò che accade intorno all'uomo che, pur ritenendosi superiore a tutte le specie viventi, non ha ancora ben compreso la sua drammatica precarietà.

di Antonio Tortora

Tratto da: http://www.ilpost.it/

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.
Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.
Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.
“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.
Erri De Luca

Tratto da: http://www.ilpost.it

 "Il terremoto è un naufragio in terra........", "Si abita un suolo per errore chiamato terraferma.......", "Si abita una terra precaria......", Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi......."; così declama e  argomenta ERRI DE LUCA pacatamente con il cuore e con la ragione. Poche parole che ci inchiodano alle immagini, alle voci, alle lacrime, ed infine a un senso profondo di inquietudine e di sconforto. Un borgo, per quanto incantevole e ricco di storia, una città per quanto popolata e ricca di attività, una massa di uomini per quanto raziocinanti e capaci di sopravvivere a lungo, scompaiono del tutto in pochi interminabili secondi. Una potenza inaudita, schizzata improvvisamente dal centro di una terra irrequieta, dissolve e polverizza vite e case, uomini e cose, arte e storia, civiltà e progresso. Avendo da poco cominciato a leggere uno scritto pubblicato negli anni '80 dal filosofo ebreo ABRAHM JOSHUA HESCHEL non possiamo fare altro, sovrapponendoci agli eventi calamitosi di questi giorni d'agosto e alle osservazioni di DE LUCA, che porci una fatidica domanda: "Chi è l'uomo?". E' un animale capace di acquisire conoscenza come afferma in sintesi Aristotele? E' la misura di tutte le cose come lascia intuire con disarmante sicurezza Protagora? E' una macchina biologica come sostengono le più recenti teorie scientifiche? E' un capolavoro del cielo come dichiarano i mistici delle religioni monoteiste? Oppure, paradossalmente, è l'unico errore della natura per come si comporta da superuomo e per come agisce in maniera sconsiderata? E' difficile dare una risposta. Concetti, idee, curiosità e ipotesi comunque conducono tutte all'uomo che crede di essere definitivo ma si rivela provvisorio rispetto alle catastrofi, all'uomo che crede di essere docile ma si comporta in maniera rivoltosa nei confronti dell'ambiente in cui vive, all'uomo che presume di poter osare ogni cosa, anche l'inosabile, ma che è in realtà prigioniero delle sue stesse fragilità; infine all'uomo che crede di essere diverso perchè l'evoluzione dovrebbe portare al progresso mentre non fa altro che essere uguale a sè stesso con la sua innata arroganza e la sua presunzione di riuscire a dominare gli eventi imprevedibili della natura.

https://plus.google.com/+AntonioTortoraGiornalista/posts/RStJZ2FNZZa 

giovedì 18 agosto 2016

IL QUARTO INCENDIO IN MENO DI UN MESE SULLA COLLINA DEI CAMALDOLI. PERCHE' NON SI FA NULLA PER IMPEDIRE LO SCEMPIO E LA CATASTROFE AMBIENTALE CHE COINVOLGE UN VERO E GRANDE POLMONE VERDE CITTADINO?


Fuoco, fiamme e devastazione nel piu' grande bosco cittadino sulla collina dei Camaldoli. Interessati i quartieri dell'Arenella, di Soccavo e del Vomero. Occorre investigare sui responsabili prima che sia troppo tardi ed è necessario comprendere perchè gli enti locali non organizzino una rete di sorveglianza su tutto il territorio boschivo metropolitano cosi' come la legge prevede.

di Antonio Tortora

L'incendio sulla collina dei Camaldoli (Foto tratta da: ns.game.it)


ANCORA UN INCENDIO DEVASTANTE NELL' UNICO VERO, GRANDE POLMONE VERDE DELLA CITTA'; IL QUARTO NEL SOLO MESE DI AGOSTO DI QUEST' ANNO.CI CHIEDIAMO CHI HA INTERESSE A DISTRUGGERE LA STESSA COLLINA TUFACEA RICOPERTA DA BOSCHI OGNI ANNO, PIU' VOLTE ALL' ANNO, CON METODICA PRECISIONE, CREANDO UN DANNO INCALCOLABILE ALLA CITTA' E ALLA SUA POPOLAZIONE.
CI CHIEDIAMO PERCHE' LE AUTORITA' COMPETENTI, REGIONE, PROVINCIA E COMUNE NON ORGANIZZINO UNA RETE DI SORVEGLIANZA EFFICACE E ADEGUATA ALLE CIRCOSTANZE.
CI CHIEDIAMO PER QUALE RAGIONE SI INTERVIENE QUANDO GIA' IL DANNO E' STATO DRAMMATICAMENTE PROVOCATO.
C' E' UN DISEGNO PRECISO DIETRO QUESTI INCENDI SEMPRE DOLOSI?
POSSIBILE CHE LE RESPONSABILITA' DI TALI ATTI CRIMINOSI NON SIANO ANCORA STATE ACCERTATE?

L'incendio visto dalla Tangenziale (Foto tratta da napoli.zon.it)

Questa volta il rischio è stato notevole e le fiamme hanno lambito l'Eremo camaldolese gestito dalle Suore Brigidine e il Residence "Il Castagno"; in pratica le fiamme, progressivamente e ad ogni incendio, si avvicinano sempre più pericolosamente alle case sparse e a i centri più densamente abitati come sul versante di Soccavo, Vomero e Arenella provocando l'evacuazione preventiva e, in qualche caso coatta, di numerosi nuclei familiari che da troppo tempo sono condannati a vivere nella paura. Già in serata una densa coltre di fumo ha ricoperto parte della città mostrando tutta la sua imponenza a chilometri di distanza e nel momento in cui scriviamo ancora leggere componenti della combustione volteggiano e piovono sull'asfalto e sui balconi delle case lasciando intuire la gravità dell'evento distruttivo. In questo caso, visto anche l'impiego massivo e continuo di uomini e mezzi, di terra e aerei, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, dei volontari e delle forze dell'ordine, sarebbe opportuno che il NUCLEO INVESTIGATIVO ANTINCENDI del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il cui significativo motto è "Melior de cinere surgo", si attivi per indagare, una volta e per sempre, su ciò che sta accadendo nel Parco Metropolitano Collinare laddove, evidentemente e drammaticamente, nessun tipo di sorveglianza è stata attivata sin da quando il Parco è stato istituito. E' bene ricordare che tutti gli operatori antincendio, specialmente i Vigili del Fuoco e i Nuclei di Protezione Civile, svolgono un'attività encomiabile e straordinaria, mostrando professionalità e doti di vera abnegazione, ma in una fase tardiva in cui i danni prodotti dall'incendio sono già enormi e incalcolabili. Per questa ragione suggeriamo di strutturare sull'intero territorio una vera sorveglianza preventiva, non burocratica e normativa bensì operativa, senza la quale l'intero bosco andrà irrimediabilmente distrutto.

Nostro articolo sull'ncendio precedente pubblicato il 29 luglio scorso: http://antoniotortora.blogspot.it/2016/07/per-quale-ragione-l-attivita-di.html
Nostro articolo, sullo stesso tema, pubblicato nel 2009 sulla testata giornalistica online Napoli.com: http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=29646

martedì 16 agosto 2016

IL XVI° FESTIVAL DI MUSICA E CULTURA POPOLARE OVVERO LA NOTTE DELLA TAMMORRA ORGANIZZATA DAL COMUNE DI NAPOLI SUL LUNGOMARE ALLA ROTONDA DIAZ HA CENTRATO L' OBIETTIVO: FAR VIVERE AI NAPOLETANI UN FERRAGOSTO ALL' INSEGNA DEL RECUPERO DELLE TRADIZIONI MUSICALI.

SUCCESSO PIENO DELLA "NOTTE DELLA TAMMORRA" SU UN LUNGOMARE FERRAGOSTANO GREMITO DI GENTE ENTUSIASTA PER I RITMI ARCAICI DI UNA MUSICA E DI UNA DANZA INTRAMONTABILI.

di Antonio Tortora

Il palco visto dal pubblico (Foto di Antonio Tortora)
Una sinergia perfetta tra pubblico, assetato di musica tradizionale campano-partenopea e attivo protagonista di una performance musicale estemporanea e contaminatrice, e una sessantina tra musicisti, cantanti, e danzatrici, tutti padroni assoluti del ritmo e delle note musicali, dell'armonia dei gesti, della sapienza interpretativa di tammurriate e villanelle, di canti d'amore e tarantelle. Tutti fusi in una "napoletanità per costituzione" allo zenit ovvero al "centro" esatto di un Golfo che non ha eguali nel mondo, in posizione baricentrica tra il mitico e originario Castel dell'Ovo e il taumaturgico e altrettanto tufaceo Capo di Posillipo. Ma anche al "centro" o Axis Mundi ovvero in un "punto ideale che non appartiene allo spazio profano, geometrico - come afferma Mircea Eliade - bensì allo spazio sacro in cui può realizzarsi la comunicazione con il cielo o con gli inferi"; chi era presente all'evento, con il cuore e l'emozione oltre che con la mente e la ragione, ha potuto verificare come il tempo si sia fermato e ci si sia trovati nel luogo paradossale della rottura dei livelli dimensionali, laddove è possibile trascendere il mondo sensibile. E' forse questo lo scopo della musica e delle vibrazioni da essa create. 
Non abbiamo adottato un piglio esclusivamente cronachistico perchè ciò che abbiamo visto e sentito ha suscitato in noi un profondo interesse e ha risvegliato un'antica passione per le arcaiche sonorità di un mondo che è nato dalle vibrazioni e dai suoni. Tuttavia non vogliamo e non possiamo tacere della bravura e delle forti motivazioni che hanno spinto il noto compositore Carlo Faiello a organizzare questa grande festa musicale coordinando gli artisti e concertando i "ritmi della nostra memoria". Hanno partecipato all'evento la World Music di Mimmo Maglionico & Pietrarsa, il Canto Cilentano di Paola Salurso e Ketty Vermiglio, la Tammurriata Vesuviana del Casamale di Somma, il Ritmo Metropolitano dei BandaRotta di Bagnoli; inoltre, i vincitori del Premio Fest Med 2016: i Suoni della Costa d'Amalfi de I Discede, il Folk d'Autore di Emanuele Ammendola e de I Picarielli, le Sonorità Tradizionali de I Vico con Emanuela De Vivo; tutti straordinariamente bravi, completamente assonanti e fusi da una gestualità precisa e consapevole. Ma il tocco di classe, lo stile, l'eleganza, la raffinatezza e la sensibilità delle danzatrici e dell'unico danzatore ovvero di Ester Preziosi, Emilia Meoli, Maria Grazia Altieri, Marta Guida, Caterina Melone, Carolna Casaburi e Antonio Esposito, hanno conferito allo spettacolo un pathos e un'eccitazione coinvolgenti. Piedi nudi veloci e leggiadri, mani strette sulle simmetriche castagnette, capelli sciolti in un turbinio di filamenti colorati, stole avvolgenti ed eteree nonchè corpi eleganti e allenati hanno dato colore e atmosfera a un ambiente apparentemente caotico e di certo fortemente istintuale. Ieri sera è proprio l'istinto ad a aver fatto da padrone e il pubblico si è fatto doverosamente trascinare dal suo passato antropologogico, sempre vivo e desideroso di essere riscoperto, anche e soprattutto attraverso la musica, quella vera, quella del popolo, quella che viene dal basso e che mantiene i legami con le profondità telluriche e ancestrali. Anche la partecipazione  dei solisti e del coro diretto dal Maestro Massimiliano Luciani responsabile del primo Dipartimento Italiano di Musica Popolare con sede a Vallo della Lucania, è servita a far ben comprendere quanto sia sentita fortemente l'esigenza di recuperare e studiare, in Campania, la musica e le danze del passato.
Non c'è che dire tammorre, castagnette, putipù, triccabballacche, scetavajasse, flauti dolci, scacciapensieri e qualche tamburello hanno fatto rivivere folkloristicamente, termine qui inteso nella sua espressione più nobile, distaccandoci dall'opinione di Giambattista Vico che con questo termine identificava quei "rottami d'antichità" che tanto fastidio hanno dato e ancora danno ai fautori della modernità tout court, un patrimonio genetico e psichico latente ma non del tutto cancellato dal progresso tecnologico. Parliamo di una cultura popolare, tramandata in prevalenza orlamente, che si fa carico di conservare usi e costumi, miti, leggende e fiabe, proverbi e filastrocche, credenze popolari, musica, canto e danza, in altre parole una sommatoria di infinite conoscenze che, altrimenti, andrebbe drammaticamente dispersa. In ciò ritroviamo la nobiltà di una cultura, certamente non accademica, ma ben radicata nel patrimonio genetico di un popolo o di più popoli come è accaduto nel corso del Festival partenopeo. Qui infatti si sono incontrati e magnificamente contaminati, soprattutto nella parte finale del concerto, tutti i principali stili musicali e di ballo presenti nelle varie aree della provincia di Napoli: vesuviano sarnese-sommese, nocerino, della costiera amalfitana e pimontese e forse anche giuglianese; non siamo esperti di musica popolare dunque potremmo aver dimenticato qualche stile tuttavia l'armonia con cui gli stili si sono presentati e, ad un certo punto fusi, denota una grande maestria nella gestione degli strumenti, nella conoscenza della musica nonchè una grande capacità di affiatamento tra i componenti delle varie ensamble. Senza voler scomodare il Maestro Roberto De Simone con i suoi studi approfonditi e di straordinaria rilevanza, riteniamo che l'esperienza di questo ferragosto musicale partenopeo sia solo una tappa di quel percorso obbligato che ogni ricercatore delle proprie radici deve, prima o poi, percorrere. Un'iniziativa da ripetere; un appuntamento cui non mancare neanche in futuro. L'amministrazione comunale di Napoli ha fatto bene ad organizzare l'evento ed ha fatto centro regalando ai partenopei un eccezionale momento di vita vera.
 

Un momento del concerto (Foto di Antonio Tortora)
Pubblico danzante (Foto di Antonio Tortora)










sabato 13 agosto 2016

PALAZZO DONN' ANNA A POSILLIPO: CAPACE DI INCANTARE PUR NELLA SUA MISTERIOSA E INSPIEGABILE PRECARIETA'

A NAPOLI ABBIAMO POSILLIPO OVVERO UNO "SCAMPOLO DI PARADISO TERRESTRE" MA ABBIAMO ANCHE IL MONUMENTALE PALAZZO DONN' ANNA OVVERO "UNA MAESTOSA MOLE CADENTE E QUASI UNA ROVINA, MA BELLISSIMA, AL COSPETTO DEL MARE" COME SCRIVE RAFFAELE LA CAPRIA.

di Antonio Tortora


Scorcio Palazzo Donn'Anna (Foto Antonio Tortora)

Trattiamo ora del dettaglio architettonico di una delle più antiche, caratteristiche, mitiche, riprodotte su tela e antiche gouaches, acquerellate, fotografate e ammirate residenze storiche di Napoli: Palazzo Donn'Anna. Infatti solo l'mmagine del Vesuvio può eguagliare l'importanza di tale immagine nel mondo e nonostante il degrado urbanistico della zona di Posillipo, a nostro avviso ma anche stando al parere delle migliaia e migliaia di persone e di turisti che ivi si recano per ammirarla ogni anno, il promontorio posillipino rimane certamente uno "scampolo di paradiso terrestre". E' bene chiarire che la Regina Giovanna II° che il popolo ha sempre erroneamente associato a donn'Anna non c' entra nulla con tale sia pur regale palazzo tufaceo, divorato dal tempo e dai marosi, per la ragione che nella prima metà del quattrocento, epoca in cui visse appunto la Regina, tale palazzo non era stato ancora costruito. Risale infatti al XVII° secolo e fu commissionato al campione del barocco partenopeo Cosimo Fanzago da Donn'Anna Carafa moglie del Vicerè di Napoli Don Ramiro Guzman De Las Torres, Duca di Medina. Non fu mai terminato per varie e alterne vicende e proprio il fatto di essere rimasto incompiuto e di conservare il suo fascino straordinario fino a i nostri giorni ha fatto scrivere a Raffaele La Capria che tale palazzo era ed è una "maestosa mole cadente e quasi una rovina, ma bellissima, al cospetto del mare". Un'immagine davvero forte e suggestiva che fa ben comprendere come la natura, prima o poi, presto o tardi, è destinata a vincere la sua battaglia con la storia. E noi condividiamo appieno tale teoria tenendo presente che il monumentale palazzo ha resistito a secoli di incuria e abbandono, al terremoto del 1688, al violento tsunami provocato dall'eruzione del Vesuvio del 1779, alle incursioni di ladri e vandali; è passato poi per molte mani nobili e aristocratiche che hanno cercato di restaurarlo. All'inizio dell'800 divenne perfino sede di una fabbrica di vetro e fu in parte demolito quando venne costruita la nuova via che costeggiava Posillipo. Ebbene il tufo di cui è prevalentemente costruito provoca, nell'osservatore attento, la sensazione che tutto il complesso architettonico, pur nella sua splendida e terribile precarietà, sia il prolungamento quasi naturale del costone tufaceo da cui si protrae verso il mare e quel groviglio inestricabile di finestre e balconi, scale interne e ammezzati, innumerevoli stanze e numerose grotte inesplorate, mura scalcinate e massi semipericolanti, davvero danno l'idea di una natura che vince sempre e preserva i suoi tesori per farli ammirare a noi, ai posteri, alla caotica modernità che pare disinteressarsi dell'antico, del bello, del pittoresco. Ma abbiamo un'altra ipotesi da tirare in ballo per i cercatori dello spirito e per gli appassionati di storia patria: e se questo luogo fosse immortale? Innerrvato nelle spire del tempo e dello spazio, del cielo e della terra, dell'acqua marina e del vulcanico tufo? Abbiamo appurato, dalle nostre ricerche sulle antiche mappe catastali, che tale manufatto era denominato "La Sirena" e un brivido sale per la schiena, a noi che amiamo la Sirena e il suo mito che da sempre ci nutre. Forse è qui che si è spiaggiata la Sirena Parthenope all'epoca in cui la città è stata fondata? Forse è qui, nei meandri e nei sotterranei del Palazzo Donn'Anna, che si trova la Tomba della Sirena oggetto di culto fino ad epoche relativamente recenti? Per noi tale luogo non è artificiale bensì è naturale, e pur se spoglio, senza stucchi, senza intonacature, senza leziosità barocche, senza grandiosità aristocratiche residue, ci pare essersi purificato dalla mano dell'uomo e dalla sua operosità per tornare a sorvegliare il Golfo e per custodire lo spirito indomito della Sirena e di una Napoli che resiste, simbolicamente e realmente, a tutto.

Uno dei cortili interni di Palazzo Donn'Anna (Foto di Antonio Tortora)


Palazzo Donn'Anna dal lato del Bagno Elena (Foto di Antonio Tortora)


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martedì 9 agosto 2016

I NOSTRI POLITICI, ORMAI DA TROPPO TEMPO, SCAPPANO DAVANTI ALLE TELECAMERE E AI MICROFONI DEI GIORNALISTI ELUDENDO LE DOMANDE: UN' ANOMALIA CHE VA SANATA IN QUANTO RICEVERE INFORMAZIONI E' UN DIRITTO PER CITTADINI, RISPONDERE ALLE DOMANDE E' UN DOVERE PER I POLITICI, RACCOGLIERE E TRASMETTERE NOTIZIE DA PARTE DEI GIORNALISTI COSTITUISCE UN PRINCIPIO TUTELATO DALLA COSTITUUZIONE.

Non è più possibile accettare l'idea che i nostri politici e i pubblici amministratori fuggano davanti a telecamere e microfoni, scena ormai consuetudinaria e quasi quotidiana sugli schermi televisivi e sul web, senza che questo comportamento crei un inaccettabile vulnus e una palese violazione dei doveri e dei diritti costituzionali.

di Antonio Tortora


Tessera professionale dell'Ordine dei Giornalisti: Serve ancora? Per i nostri politici evidentemente no.


E' ormai chiaro che, almeno per quanto si possa osservare in televisione e sul Web, la nostra classe dirigente, dai politici nazionali ai pubblici amministratori, conduca una vita separata dal resto del Paese e non ritenga di dover dare risposte a precise domande sul loro operato. Tutto ciò non ha senso in quanto essi devono dare conto, in qualunque momento, del loro operato a una cittadinanza che, che nel bene o nel male, nel giusto o nel torto, li ha votati. C'è un'intera parte della Costituzione, ovvero la Parte I°, Titolo IV°, dall'articolo 48 all'articolo 54, dedicato ai diritti e ai doveri dei cittadini; in quest'ultimo articolo viene enunciato il principio costituzionale che "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore". Dunque si parla esplicitamente di coloro che svolgono funzioni pubbliche e per loro stessa natura politiche ovvero dell'establishment di un Paese dove la spaccatura fra quest'ultimo, in tutte le sue sfaccettature, e  la popolazione è diventata profonda e a dir poco insanabile. Tutti conosciamo una verità fondamentale che sin dalla Rivoluzione Francese permea il concetto stesso di democrazia ovvero che senza il consenso dei cittadini nessuna democrazia può funzionare e noi, a tal proposito, ci chiediamo legittimamente e impietosamente se esista ancora una democrazia. Ebbene i politici, i pubblici amministratori, gli uomini di apparato, i gerarchi, l'establishment, la cosiddetta nomenklatura, non fanno altro che scappare, eludere le domande, falsare le risposte, mentire spudoratamente di fronte alle telecamere e ai microfoni di giornalisti che cercano risposte, che si sforzano di comprendere ciò che accade, di dare una corretta informazione a un pubblico sempre più disorientato e vessato dai centri di potere che non tengono in alcuna considerazione il popolo, gli elettori, i "generatori di consenso", le masse cui il diritto all'informazione è, da troppo tempo, arrogantemente negato. Certo qualcuno potrà obiettare che i media cartacei e quelli online siano pieni di informazioni, siano ricolmi di interviste, siano attentissimi e finanche capziosi nei confronti di alcune problematiche, specialistiche quanto inutili, ma forse non si accorgono minimamente che la gran massa delle notizie è spam, serve solo a distrarre, serve solo a disorientare e a incuriosire milioni e milioni di persone che non sanno più dove guardare, cosa leggere, cosa ascoltare. Questo è il dato reale e incontrovertibile, tutti sono pieni di informazioni ma nessuno, o quasi nessuno, sa cosa davvero sia importante e utile sapere; pertanto tutti cianciano, disquisiscono e discettano su ogni argomento. Tuttavia ci sembra di notare che si parli sempre e solo di economia, i cui concetti del tutto falsati, incomprensibili e spacciati come verità bibliche ormai implementano tutti i saperi, tutte le idee, tutte le arti, tutte le culture, ripetendo a pappagallo enunciati, teoremi e paradigmi che non hanno alcun senso; soprattutto in materia di Europa dei banchieri e dei tecnocrati. E mentre nella nostra antica e bella Europa si registrano oltre 26 milioni di disoccupati e  circa 130 milioni di poveri di cui nessuno parla e verso i quali nessuna mano viene tesa, un gruppo di europarlamentari si diverte a proporre, in una recente Written Declaration la European Cravat Day al fine di "riconoscere questo elegante capo d'abbigliamento quale parte del patrimonio culturale, dell'identità, della comunicazione e della moda dell'Europa e permettere alle nazioni europee di preservare e rafforzare i legami tra di loro e i rapporti con il mondo intero." Si avete capito bene La Giornata mondiale della cravattahttp://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fNONSGML%2bWDECL%2bP8-DCL-2016-0029%2b0%2bDOC%2bPDF%2bV0%2f%2fEN è stata proposta da quindici europarlamentari ottimamente pagati da tutti noi, con un impegno massiccio di oltre 750 europarlamentari che la votano dopo che è stata tradotta da un esercito di traduttori e che è stata  studiata e lavorata da funzionari e tecnocrati che non hanno di megli da fare che trattare argomenti ridicoli e offensivi, vista la crisi in cui l'Europa dei popoli versa.
E intanto i nostri politici scappano e fuggono senza dare risposte a meno che queste non siano state già concordate in talk show disgustosi dove, dopo aver fatto finta di scannarsi in pubblico, si stringono la mano congratulandosi per aver superato un determinato share e per aver alimentato le loro già ricchissime prebende e rendite ormai diventate di posizione. Mentre i cittadini italiani si interrogano sugli intrallazzi dei potenti e soffrono sotto il peso di una spaventosa burocrazia, vero braccio armato del potere politico e amministrativo, loro, sempre loro, scappano e noi ci chiediamo con quale "disciplina e onore" adempiano alle funzioni pubbliche che gli sono state affidate dal corpo elettorale. E si offendono pure, e si risentono anche per le domande dei giornalisti ritenute provocatorie, insolenti, ingiuriose e impertinenti; con quale faccia osano? Dopo tutti i guai che hanno combinato e dopo tutti i danni che hanno provocato a un Paese che una volta era creativo, pieno di speranze, economicamente florido e oggi è ripiegato su sè stesso a causa di una classe dirigente inetta e di una pressione fiscale che serve solo a mantenere innumerevoli parassiti che, in vita loro, non hanno mai lavorato? E la gente è costretta a scappare all'estero, ora anche gli anziani che con la loro modesta pensione non ce la fanno a tirare avanti in Italia; per non tacere dei giovani, fenomeno che la propaganda mediatica ha definito la "fuga dei cervelli". Nel frattempo la fuga la fanno loro, i colletti bianchi della politica, che dovrebbero essere obbligati dalla Legge a rispondere alle domande dei giornalisti e dei cronisti che spesso, troppo spesso, vengono maltrattati dalle scorte di politici arroganti o vengono querelati con querele che hanno il solo scopo di intimidire chi chiede come stanno le cose. Uno spettacolo deludente offerto, a buon mercato, da decine di migliaia di politici arroganti che hanno scelto di staccarsi dal mondo reale per entrare e barricarsi nella torre d'avorio di un potere sordo alle istanze dei cittadini italiani demoralizzati, scoraggiati e non più fiduciosi nelle istituzioni viste come un nemico. La politica, in senso ampio, non ha più credibilità e la fuga dei politici di fronte a chi chiede per informare ne è la prova certa; il baratro finanziario in cui ci troviamo ne è la prova certa; l'inesistenza di servizi in ampie zone del Paese ne è la prova certa; il dominio incontrastato dei poteri forti e delle banche ne à la prova certa. Mentre essi scappano i cittadini non possono scappare; mentre essi commettono crimini protetti dall'immunità totale i cittadni pagano il conto anche dei più piccoli errori; mentre essi conducono una vita più che agiata in solido con uno sterminato esercito di accoliti e cortigiani una parte consistende della popolazione conosce l'indigenza e assaggia le nuove forme di povertà; mentre essi siventano maestri della vuota retorica gli italiani rischiano di perdere definitivamente la voce. Non c'è dubbio, ormai e prima che sia troppo tardi, i nostri governanti dovrebbero essere obbligati a fare mea culpa e a restituire il maltolto e i partiti, che tutto hanno lottizzato e militarmente occupato, dovrebbero essere azzerati e magari rifondati ex novo. 





martedì 2 agosto 2016

ALLA RICERCA DELLE PIRAMIDI CAMPANE: IL CASO DI SANT' AGATA DE' GOTI E DELLE PROVINCE DI CASERTA E BENEVENTO



In Campania, a Sant'Agata de' Goti, esiste una piramide che costituisce un vero rompicapo per gli studiosi e che induce a riflettere sull'esistenza di strutture similari sparse in Italia e per tutto il globo terrestre.

di Antonio Tortora


Piramide di Sant'Agata de' Goti (Foto di Antonio Tortora)
Dappertutto sulla terra esistono piramidi, dal greco pyramis che significa "della forma del fuoco" e dall'antico egizio per-em-us che vuol dire "ciò che va sù", e il fatto che quelle egizie siano le più famose non lascia assolutamente intendere che le stesse strutture disseminate in altri siti siano, per questa ragione, meno importanti e meno misteriose. Pertanto la lista di piramidi va allungandosi sensibilmente e oltre a quelle famosissime della piana di Giza in Egitto, le mastabe tronco-piramidali, le ziqqurat mesopotamiche e quelle precolombiane dell'America centrale, peraltro numerosissime e non solo dislocate in Messico, potremmo aggiungerne molte altre senza per questo essere esaustivi. Infatti ci proveremo ad elencarle nella consapevolezza che in questo momento, da qualche parte, altre scoperte sensazionali stanno per essere fatte e che le esplorazioni archeologiche e le ricognizioni antropologiche potrebbero subire rallentamenti ma giammai fermarsi. La curiositas istintuale e la cupido cognitionis di dantesca memoria sono insite nella natura dell'uomo e rappresentano una necessità imprescindibile per la scienza ed è per questa ragione che ci siamo recati personalmente a Sant'Agata de' Goti per provare l'emozione unica di ammirare quella perfetta collina che davvero pare essere una piramide. 
Ma andiamo con ordine e proviamo a citarne qualcuna delle più recenti piramidi scoperte a varie latitudini. Da poco tempo è stata diffusa la notizia dalla televisione portoghese della scoperta di una struttura piramidale al largo delle Azzorre, altre sotto i ghiacci dell'Antartide, in Indonesia a Ganung Padang con una struttura che potrebbe essere datata circa 9.000 anni fa, nella foresta amazzonica equadoregna. A Guimar nell'isola di Tenerife le sei strutture tronco-coniche già individuate agli inizi degli anni '90 e descritte dall'antropologo - esploratore norvegese Thor Heyerdahl; quelle a gradoni nelle Mauritius e precisamente nella piana di Paline Magnien, le 37 piramidi di Sebastopoli in Crimea molto simili a quelle di Giza. Le 16 piramidi greche dell'Argolide presso Hellinikon e la piramide irregolare di Arzon in Bretagna. Non possiamo a questo punto tacere della prima piramide europea di Visoko, poco distante da Sarajevo, di cui si parla già dal 2005 con l'affermarsi delle sia pur discusse teorie di Semir Osmanagic e che riapre definitivamente il capitolo del mistero delle piramidi da quel momento presenti anche in Europa. La Cina ovviamente non poteva mancare all'appello con le piramidi allineate osservate, già dal 1947, dal colonnello americano Maurice Sheehan; ed infine la piramide australiana di Gympie nel Queensland individuata verso la metà degli anni '70. Cone si può vedere è una lista lunga e avvincente che, ne siamo certi, si allungherà aumentando esponenzialmente il tasso di misteriosità e indecifrabilità di queste strutture davvero enigmatiche.


Osservazione della piramide di Sant'Agata de' Goti da una terrazza panoramica (Foto di Antonio Tortora)


In Italia pure sono diverse le piramidi segnalate e spaziamo da quella di Montevecchia fra Bergamo e Monza a quelle di Piediluco soprannominate "la Collina dell'Eco" e "la Rocca"presso Rieti, da quella incerta nei pressi di Alassio a quella di Restena di Arzignano dalle parti di Vicenza; da quella di Vessallo in Toscana a quelle nostrane di cui ora parleremo.
La Piramide di Sant'Agata de' Goti, solo una delle tre presenti nel territorio a cavallo tra le province di Caserta e Benevento, fu individuata nel 2008 dal ricercatore indipendente Leonardo Benedetto Romano laddove persiste la collina denominata "Ariella", alta 348 metri e situata a nord est del Monte Traverso, distante poco più di due chilometri dal centro storico della cittadina e lungo la strada provinciale Caradina; la scoperta fu sensazionale e avveniva cronologicamente poco dopo il ritrovamento delle piramidi bosniache di Visoko confermando che in Italia esistono piramidi con caratteristiche similari a quelle ben più famose egiziane e precolombiane. Cosicchè unitamente a quelle ritrovate a Moiano (Monte Porrito alto 380 metri), nei pressi di Montesarchio  e nei pressi di Caiazzo (Monte Mesarinolo alto 245 metri), costituisce un unicum nel panorama archeologico campano e italiano; e ciò anche se per molti studiosi accademici e ufficiali si tratta solo di archeologia misteriosa o clipeologia. Tuttavia noi sappiamo benissimo che moltissime scoperte vengono fatte casualmente ed è grazie a studiosi di storia locale o ad antropologi amateur e a ricercatori indipendenti che molte cognizioni storiche sono state acquisite e si sono radicate nelle conoscenze storiche. Inoltre nel caso di queste piramidi del casertano alcuni seri studiosi delle geoscienze hanno preferito parlare di "morfostrutture piramidali" piuttosto che di piramidi paventando l'ipotesi che si tratti di un particolare tipo di paesaggio modellato, in via naturale, da processi tettonici e da fenomeni di erosione superficiale. 


La Piramide di Sant'Agata de'Goti - Collina Ariella (Foto di Antonio Tortora)

C'è da dire però che la perfezione angolare delle strutture, il loro impeccabile allineamento territoriale nonchè l'essere in corrispondenza, Sant'Agata de'Goti, Moiano e Montesarchio, con la Cintura di Orione e l'essere in corrispondenza, Sant'Agata de' Goti e Caiazzo con la costellazione del Cane Maggiore e più precisamente con la Stella binaria Sirio, fanno riflettere. In questo territorio molte culture si sono avvicendate, dagli Oscci ai Sanniti, dagli Etruschi ai Romani e numerose sono le vestigia medievali ma il mistero  delle piramidi permane in quanto non c'è traccia evidente del fatto che queste popolazioni, sia pure molto progredite, abbiano materialmente realizzato queste megastrutture così perfette e così astronomicamente ben allineate. Anche la stessa città di Saticula, che aderì decisamente alla Confederazione delle città sannitiche e che diede filo da torcere ai Romani, non ha alcun legame con questo tipo di architettura anche se un paio di gallerie sotterranee sembrano collegare l'area territoriale della piramide a quella che sembra essere la probabile sede storica dell'antica città sannita che venne completamente rasa al suolo dai Romani dopo le umilianti Forche Caudine.
E' probabile che si tratti, secondo spiegazioni squisitamente antropologiche, di marcatori di luoghi simbolici costruiti a scopo rituale e magico, ma questa è di certo una spiegazione povera che non fa giustizia dell'esistenza di piramidi sparse a nugoli e a grappoli per tutto il globo terrestre, a qualunque latitudine e perfino ai Poli e nelle profondità degli oceani. Comunque non ci piace parlare di semplice architettura in quanto ciò è molto riduttivo e la funzionalità di tali luoghi potrebbe essere collegata a correnti energetiche sotterranee come la Rete di Hartmann e il Reticolo di Curry, partendo dal presupposto che l'intero pianeta è sottoposto ad influenze cosmiche e telluriche e per questa ragione è probabile che gli antichi conoscessero le variazioni di frequenza e di intensità del campo elettromagnetico del pianeta. Le piramidi potrebbero servire proprio a questo, secondo alcune scuole di pensiero della geobiologia, a stabilizzare la rotazione del pianeta e il suo moto di rivoluzione attorno al sole. Sappiamo che tali teorie faranno storcere il naso a qualcuno ma le conoscenze degli antichi popoli, conservate attraverso le scienze tradizionali fino ai nostri giorni, erano molto progredite e con ogni probabilità il loro sapere non era finalizzato al concetto di mera "utilità" e di "praticità" come accade da qualche millennio a questa parte e non solo nel mondo occidentale bensì, forse, era basato su conoscenze che consentivano all'uomo di vivere in armonia con il pianeta terra e con l'intero cosmo. Tanto per fare un esempio potremo dire che ci sono più conoscenze matematiche e geometriche nelle piramidi egizie che in qualunque altro manufatto presente sul globo; una sorta di libro di pietra che è stato riscritto a memento per l'umanità in epoca più recente nelle cattedrali, luoghi metafisici oltre che fisici, cosmici oltre che terrestri, superumani oltre che umani.
Nell'antica sapienza egizia la piramide era definita MR che significa letteralmente "luogo dell'ascesa" e difatti le piramidi più arcaiche sono state realizzate a gradoni con l'intento di simulare una scala per ascendere al cielo; forse il Faraone sarebbe risorto grazie all'energia cosmica canalizzata dalle strutture geometriche piramidali o forse l'intero pianeta si sarebbe potuto giovare delle energie cosmiche intercettandole, immagazzinandole nelle piramidi stesse e ridistribuendole attraverso i canali e i cunicoli presenti da sempre, quasi come se fossero uteri materni, all'interno e al di sotto delle piramidi. Di questo non possiamo essere certi tuttavia una escursione a Sant'Agata de' Goti ci sentiamo di consigliarla forse con lo stesso spirito e la stessa meraviglia di chi ri reca a Giza o in qualunque altra meta "piramidale". I limiti della nostra scienza ci fanno ben comprendere che sono esistite altre forme di conoscenza e di consapevolezza ormai dimenticate da tutti tranne che dagli iniziati accomunati psichicamente dal desiderio di conservare tali conoscenze e di trasmetterle a coloro che ne hanno le qualifiche.